Si avvicina il Natale

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imagesTermina un altro anno, si avvicina un’altra festa di Natale; a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, nell’anno della fede, c’è una domanda decisiva che possiamo e dobbiamo porci: quest’anno siamo stati capaci – nonostante limiti, incertezze e contraddizioni – di riavvicinarci al Vangelo e di riavvicinare il Vangelo agli uomini e alle donne di oggi con la nostra vita?

La fedeltà allo spirito del Natale ci insegna a vivere e a narrare il cristianesimo sotto il segno della misericordia e della carità. Nella parabola del buon samaritano a chi gli chiedeva chi è il mio prossimo, Gesù risponde fatti prossimo di chi soffre.

‎Diceva Mons. Tonino Bello: “Siete credenti per la Fede, sarete credibili per la Speranza, ma sarete creduti soltanto per la Carità che testimoniate”. Solo se sapremo preferire la “medicina della misericordia e della carità” alla “verga del castigo e del giudizio” potremo dare un messaggio affascinante per il mondo. Solo così saremo capaci di comprendere e di raccontare i tratti di un Gesù, Signore della storia, che si fa bambino, che si rende piccolo e insignificante, che si fa debole, che si rende vulnerabile tanto da poter terminare la sua avventura sulla terra per colpa di Erode, già a solo due anni. Continua a leggere »


Hasta pronto Honduras (a presto Honduras),

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225033_4558700531528_1167926794_nLe uniche parole che mi vengono in mente sono queste. L’Honduras e la parrocchia Maria Ausiliatrice mi hanno rubato il cuore, per la spontaneità e la semplicità della gente. È bastato solo un anno per creare affetti e amicizie profonde. Un affetto immeritato. Tutti hanno voluto festeggiarmi, salutarmi, regalarmi qualcosa perché io mi potessi ricordare di loro, come se fosse possibile scordarmi di un anno meraviglioso come questo. Tutti volevano farsi foto con me, neanche fossi una star per avere un ricordo di me. È bello l’amore che la gente prova per un sacerdote.

La gente ha anche voluto dirmi grazie e non solo con regali, ma soprattutto ringraziandomi personalmente di quello che avevo fatto per loro.  Tra le tante cose che mi hanno detto, mi ha colpito la testimonianza di una ragazza che mi ha detto: “Padre, quando venivo a messa, la cosa che più mi dava piacere, era che tu venivi là e mi abbracciavi.  A casa, i miei genitori non mi abbracciano mai”. Triste realtà, dove, in una cultura “caliente”, i genitori hanno difficoltà ad esprimere con gesti concreti il calore e l’affetto; ed un gesto molto semplice come un sorriso (qui mi chiamano il prete che sorride) e un abbraccio può valere molto per una persona. Anche, un’altra signora, mi ha detto lo stesso: “ Padre, tu mi sgridavi continuamente, praticamente tutte le volte che venivi, ma dopo mi abbracciavi e sentivo che in quel momento era il Signore stesso che mi dava quell’abbraccio”. Questa signora è stata abbandonata dal marito, che oltre che a educare i suoi figli, sta educando il figlio di una vicina di casa che se ne è andata via abbandonandole il figlio (che è diventata la mia mascotte, è uguale a me da piccolo, un piccolo terremoto che non riesce a stare fermo un attimo, ed un bellissimo angioletto quando serve all’altare). Continua a leggere »


Si avvicina il giorno della mia partenza per il Guatemala

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rosarioMi rimangono ancora pochi giorni in Honduras, presto mi trasferirò in Guatemala. L’Honduras e la parrocchia dove sono mi hanno davvero stregato il cuore. Approfitto per raccontarvi quello che mi è successo in questi giorni.
La missione di evangelizzazione per le strade di Comayaguela è terminata. Ora attendiamo i frutti di questa mobilizzazione. Il 27 di Ottobre, abbiamo celebrato una notte di preghiera per le vie del quartiere San Martin. Il camion della parrocchia, trasformato per l’occasione in palco, ha ospitato un predicatore della parrocchia vicina, che ha fatto una lectio divina su Mosè in fronte al roveto ardente. Successivamente il gruppo musicale ha animato con canti e balli la serata ed infine io ho celebrato la messa. Mi ha fatto un effetto strano celebrare per le vie del quartiere la messa, il giorno stesso in cui abbiamo terminato di visitare e “portare la buona notizia” casa per casa alla gente del posto. Alla fine, per prendermi in giro, mi hanno detto che sembravo un pastore evangelico, che tradotto, mi stavano dicendo che avevo fatto una buona predica, mi ha fatto ridere l’accostamento, soprattutto per il fatto che i pastori evangelici gridano tutto il tempo.

Il 28 abbiamo festeggiato la fine della missione con una giornata di giochi popolari per tutti (compreso l’albero della cuccagna), terminando con la messa. È bello vedere che la gente si diverte davvero con poco. Continua a leggere »


una mail un po’ rosa

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ImmagineQuest’anno devo dire che mi è capitato di lavorare molto con ragazze. Gli alunni del centro di formazione professionale sono principalmente ragazze. Il 95% degli alunni sono ragazze (la maggior parte di loro ragazze madri con almeno uno o due figli). Bisogna dire che in Honduras la popolazione è nella maggior parte femminile, circa il 60 % sono donne, ma la loro condizione e il rispetto dei loro diritti è ancora molto lontano dal raggiungere i livelli minimi.

Vi racconto un’esperienza che ho avuto la notte passata. È venuta a parlare con me una ragazza, per confessarsi e per chiacchierare. Tra le cose che mi ha detto, verso la fine, con un po’ di vergogna nel dirlo mi ha raccontato che uno dei capi della malavita locale, voleva rubarsela (qui dicono “Tomarla” … letteralmente prenderla, lo stesso verbo che si usa per farsi una birra per intenderci, e come diceva un mio professore oggi in cielo, le parole hanno il loro valore) e nel vero senso della parola, cioè le rapiscono e le portano nella loro casa e “diventano le loro mogli” anche se a la ragazza lui non interessa, chiaro se lei non vuole e non accetta la schiavitù (perché di questo si tratta), può sempre scegliere di essere crivellata di colpi di una pistola. Non so se avete presente quando gli uomini delle caverne con la clava colpivano la donna in testa e la trascinavano alla caverna, beh è un po’ così. Continua a leggere »


Da un articolo del Sacro Cuore

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Salesiani missionari in Honduras: 100 anni

ImmagineDon Bosco da 100 anni è presente in Honduras per mezzo dei salesiani che vivono in una delle due zone più povere e pericolose della capitale Tegucigalpa con due Comunità. Sette milioni e mezzo di abitanti vivono su un territorio uguale ad un terzo dell’Italia nel cuore dell’America Centrale, circondati da Guatemala, El Salvador,Nicaragua.
È una nazione molto giovane: basti pensare che il 65% della popolazione ha meno di 30 anni.
Si presenta come un paese instabile socialmente, anche se ricco di risorse economiche. La violenza, che in questi ultimi anni ha preso sempre più forza, provoca ogni anno la morte di circa settemila persone, in maggioranza giovani, per omicidi legati alla delinquenza organizzata.

La corruzione è l’altra piaga diffusa a tutti i livelli, soprattutto negli organi statali. Nei barrios periferici in genere manca l’accesso all’acqua potabile, alle fogne e ai servizi base della sanità, dell’istruzione, del lavoro. Un’altra causa di instabilità è l’emigrazione dei capi famiglia alla ricerca di lavoro con le conseguenze di famiglie disunite e bambini lasciati alle cure dei parenti o dei vicini di casa. Continua a leggere »


e se il giovane ricco fosse andato in missione?

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il giovane ricco 1Approfitto di un’omelia che ho letto che mi ha fatto particolarmente riflettere… la condivido con voi

Iniziamo da un piccolo “fallimento” nell’opera evangelizzatrice di Gesù che è l’incontro con il giovane ricco. L’incontro fallisce proprio perché egli è ricco, e le sue ricchezze sono per lui più importanti di ogni altra cosa, anche di un Dio che gli può cambiare la vita. E dire che si trattava di un giovane in gamba, di un giovane “modello”, come diremmo noi! Il suo desiderio di “fare qualcosa per avere la vita eterna” non era una richiesta strana che proveniva da un momento di particolare fervore mistico (come magari spesso accade): faceva parte di un cammino di fede vero, profondo, fatto di osservanza della Legge di Mosè sin da piccolo. Lo sguardo affettuoso di Gesù nei suoi confronti è eloquente: aveva capito di avere davanti a sé qualcuno con cui poteva osare, nel richiedere radicalità, per cui gli chiede di rinunciare a tutti i suoi beni per avere un tesoro nei cieli, invece che qui sulla terra. Una volta fatto questo, l’accesso alla vita eterna gli sarebbe venuto dalla sequela di Gesù. Ma i suoi beni, i suoi averi, le sue ricchezze avevano per lui un’importanza maggiore: gli davano più sicurezza di quanta gliene dava Dio, erano per lui (come per l’ebreo medio di allora) il segno di una benedizione di Dio che non era possibile rinnegare. Questa fiducia nei beni terreni come sicurezza per la nostra vita di fede, letta in chiave missionaria mi fa pensare a un tema particolarmente delicato e sempre molto attuale nel mondo missionario, ovvero quello dell’uso dei beni materiali e delle risorse economiche nei luoghi di missione. Ogni missionario lo può testimoniare: la generosità della gente verso tutto ciò che è opera di promozione umana, sociale e religiosa nei territori di missione è veramente straordinaria, in molti casi addirittura commovente. Continua a leggere »


Mission impossible…

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È iniziato il mese missionario e come parrocchia missionari abbiamo deciso di non rimanere con le mani in mano. Che abbiamo fatto o meglio che stiamo facendo? Semplicemente abbiamo deciso di andare evangelizzando per le strade del quartiere. Il sabato facciamo una mega festa, con canti, balli e preghiere. Viene invitato un predicatore per commentare la Parola di Dio, mentre la Domenica, visitiamo le case della gente, preghiamo con loro, le invitiamo alle varie attività che organizza la parrocchia ed infine gli diamo un foglietto dove spieghiamo tutte le attività sociali che portiamo avanti e l’invitiamo ad approfittarne. È un modo per uscire dalle nostre mura ed essere ancora più presenti tra la gente, del resto il Signore andava per le strade, e lì predicava, lì guariva la gente e lì incontrava i poveri e gli ultimi della società ed infine si è fatto lui stesso strada, affinché potesse rimanere sempre con noi.

Il primo week-end è passato e vi racconto quello che ci è successo. Il sabato è stato molto bello, ci siamo riuniti in una degli incroci della zona. È venuta moltissima gente più di settecento persone erano presenti. Ci sono stati canti e balli, ed un po’ di animazione, dopo è intervenuto il predicatore, che era carismatico, facendo la sua predicazione e terminando con un orazione di sanazione, e abbiamo concluso con il rosario. Continua a leggere »


ARTICOLO SU INFOANS.ORG

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A un anno dal mandato, il ricordo di don de Nardi

150452_4070271081097_1281203335_nEsattamente un anno fa don Giampiero De Nardi partiva per la missione, dopo aver ricevuto il mandato dal Rettor Maggiore nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Oggi, dopo 12 mesi di lavoro in Honduras e Guatemala, con molte esperienze già alle spalle, ci racconta cosa gli resta del corso d’orientamento e della cerimonia dell’invio missionario.

“Io considero il corso dei missionari e la consegna del crocifisso uno spartiacque nella mia vita. – afferma don de Nardi in una nota inviata ad ANS – So che per molti probabilmente il momento della partenza è il giorno che considerano come spartiacque, ma io considero il giorno della consegna del crocefisso, e il corso una specie di introduzione a questo momento”.

A distanza di un anno il ricordo delle settimane trascorse nella formazione conserva intatta tutta la bellezza: “ho vissuto il corso per missionari come una sorta di luna di miele del mio sacerdozio e soprattutto della mia vocazione missionaria, come un’occasione per riflettere sui tanti doni con i quali il Signore aveva colmato la mia vita e sulla meravigliosa chiamata che mi aveva donato. Ho dei bei ricordi, a cominciare dal clima fraterno che si era instaurato, nonostante le difficoltà di comunicazione che si sono presentate, ma si percepiva quella voglia di donarsi al Signore in maniera totale e radicale”. Continua a leggere »


è passato quasi un anno dalla mia partenza

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a4Precisamente in questo periodo, l’anno passato, stavo partecipando al corso per missionari. Tutte le emozioni, un misto di paure e di speranze , si alternavano in quei giorni in attesa del 1 Ottobre, giorno in cui il mio aereo sarebbe partito da Roma per la mia nuova destinazione. Questo mese è stato ricco di tanti frutti del lavoro di quasi un anno qui in Honduras.
La prima notizia bella è stata quella della cerimonia di consegna dei diplomi ai ragazzi e alle ragazze che hanno partecipato ai nostri corsi professionali nel primo semestre. Attualmente si stanno ancora svolgendo quelli del secondo semestre. Quest’anno sono stati ben 210 i ragazzi che si sono diplomati con corsi riconosciuti dallo stato dell’Honduras. Principalmente sono state ragazze a diplomarsi. La realtà della donna in Honduras è incredibile. Se va bene, la donna porta avanti la famiglia nel vero senso della parola. Si occupa della gestione della casa, educa i figli e lavora per mantenere il nucleo familiare, mentre il marito si sveglia alle 10 della mattina e si ubriaca o passa tutto il giorno stravaccato sul divano, quando è lucido mette incinta la moglie o un’altra ragazza del vicinato. Situazioni di violenza intrafamiliare sono all’ordine del giorno e chi ne fa le spese è soprattutto la moglie. Il fatto, poi, che debbano sostenere economicamente la famiglia, le costringe ad una vita sacrificatissima. Se va male, la ragazza viene messa incinta e abbandonata e così si deve fare carico del figlio da sola. Molte ragazze sono già madri a 14-15 anni (e purtroppo alcune anche prima). La maggior parte dei lavori che porta avanti la donna sono fatti in casa, come cucito, cucina, taglio di capelli. Quest’anno abbiamo aperto il corso di cucina e l’anno prossimo abbiamo già un accordo con la federazione svizzera perché doni tutto il materiale per il corso, per ora ce lo siamo fatti prestare.a3
Alla festa ha partecipato il responsabile dell’INFOP, che è l’organizzazione statale che si occupa della gestione dei corsi professionali nel paese e la responsabile della federazione svizzera, che dall’anno prossimo appoggerà i corsi dell’INFOP. Terminata la manifestazione la responsabile in Honduras della federazione svizzera mi ha chiamato in disparte e mi ha detto che hanno definitivamente scelto la nostra struttura per un progetto pilota nella nazione e che ci accompagneranno e sosteranno nei prossimi cinque anni. È una bella questa attestazione di stima, e sono molte le organizzazioni che vedono nel nostro lavoro, un livello di eccellenza e che ci scelgono per portare avanti piccoli esperimenti (successivamente da esportare in altre strutture) per migliorare il paese.
a1Abbiamo terminato anche i ritiri in preparazione per la cresima, sono andato all’ultimo a celebrare la messa, come al solito, la mia è stata una visita lampo. Quel giorno ho dovuto celebrare cinque messe, dato che mancava un prete in parrocchia. La mancanza di preti in missione ti costringe a celebrare una messa dietro l’altra. La cosa bella, però, che sto vivendo qui è che non solo non mi pesa celebrare tutte queste messe, ma al contrario, ogni messa che celebro è davvero un’occasione per incontrare profondamente il Signore, non vivo la ripetitività ma ogni messa è davvero unica e speciale. Anche le ore nel confessionale a cui non ero abituato sono una grande occasioni per amministrare la misericordia di Dio, ma soprattutto per farne esperienza per primo.
Una altra bella esperienza che abbiamo vissuto in comunità, è stata la visita delle aspiranti e delle postulanti delle FMA alla nostra casa. Abbiamo alcuni momenti in comune durante l’anno in cui gli aspiranti che vivono nella nostra comunità (attualmente 8) e le ragazze in formazione delle FMA si incontrano. È stata l’occasione per condividere insieme alla scuola di Don Bosco e di Maria Mazzarello. Abbiamo iniziato con la messa insieme, celebrata da don Peppe Leo, successivamente abbiamo avuto due momenti di formazione sulla spiritualità salesiana. Le FMA hanno presentato santa Maria Mazzarello, mentre i nostri aspiranti hanno raccontato il processo di beatificazione di San Giovanni Bosco. A seguire un momento di gioco insieme e a seguire in piccoli gruppi hanno condiviso quello che per la loro vita è don Bosco. Per finire pranzo insieme con pizza italiana. a5
Un’altra esperienza, molto particolare, è stata quella di benedire un parco pubblico della Chiesa di una piccolo paesino. Ufficialmente perché inviato dal Cardinale Maradiaga, in realtà semplicemente perchè conosco bene, la ditta che ha pagato i lavori. È una ditta italiana, che possiede una miniera di ferro qui in Honduras e cerca di lavorare eticamente. Chi lavora in miniera in Honduras, è praticamente schiavizzato, mentre questa ditta, fa un contratto ai dipendenti (cosa che in generale in Honduras è una pura utopia), si occupa di pagargli l’assistenza medica e le varie assicurazioni, inoltre sta cercando di migliorare il paesino, in maniera che il giorno che se ne andranno perché la miniera si esaurirà, la gente potrà continuare a vivere di turismo. La ditta ha ricostruito la casa del sacerdote, sta ristrutturando la Chiesa ed ha finanziato la costruzione di un parco pubblico per la gente. Nel parco ora hanno giochi per bambini (altalena, girello, scivolo, etc.) un campo polivalente dove si possono divertire. Nell’omelia sono stato abbastanza breve sia per il sole cocente, ma soprattutto perché vedevo i volti dei tantissimi bambini che non vedevano l’ora di andare a giocare…per loro deve essere stata davvero una tortura vedere quei giochi per due settimane e senza poterli utilizzare. In Honduras i parchi pubblici non esistono e non esistono spazi per il gioco dei ragazzi. In Comayaguela dove siamo noi, per una popolazione di 120.000 abitanti ci sono tra campi di calcio e due di calcetto e tutti di proprietà nostra, perché siamo gli unici ad avere questa preoccupazione. Mi ha fatto piacere che ci sia gente che si preoccupi dei bambini e dei ragazzi e dei loro bisogni, ed è bello capere che c’è gente che non si preoccupa solo del mero guadagno, ma anche del progresso e del benestare della gente. Per giungere al luogo della benedizione sono stato accompagnato in elicottero, dato che le strade per giungervi oltre che pericolose sono anche abbastanza impervie (la ditta sta provvedendo anche alla costruzione di una strada che colleghi il paese alla capitale direttamente). Non avevo mai viaggiato in elicottero e devo dire che è stato divertente.
a6Un’altra bella esperienza che ho fatto stata festeggiare la giornata del bambino. In uno dei centri che mi è stato affidato abbiamo organizzato una festa aperta a tutti i bambini del territorio. La festa è incominciata all’una (in realtà l’appuntamento era alle 12, ma qui il concetto di orario è molto differente). Gli animatori del centro hanno organizzato un po’ di giochi e di bans con i bambini. L’immancabile pignatta da rompere con dentro caramelle e giocattolini. Merenda a base di pizza. A quanti dicono che la Chiesa non si aggiorna, beh, nostro Signore moltiplicava il pane… io mi sto attrezzando per farlo con la pizza. Non ho idea di quanti siano stati i bambini venuti. Però erano davvero tantissimi ed è stato bello vederli felici addentare il loro pezzo di pizza. Terminata la merenda siamo andati in Chiesa (con i cattolici, mentre gli evangelici sono tornati a casa, purtroppo non possiamo fare neanche una preghiera con loro, i pastori locali non vogliono avere nessun rapporto con noi) e ci siamo nutriti con il cibo più importante. Terminata la messa, hanno continuato a giocare, ma io purtroppo sono dovuto scappare via (avevo un’altra messa da celebrare).
Una bella scoperta, che ho l’altro giorno, che era la festa per l’indipendenza dalla Spagna è che uno degli stati del Centro America e precisamente Costa Rica ha fatto la scelta di non destinare fondi all’esercito e quindi sopprimerlo, in modo da destinare tutti i soldi per l’educazione e per la salute pubblica. In effetti, Costa Rica è lo stato con il tasso più basso di analfabetizzazione e possiede una struttura scolastica che funziona bene. Potrebbe essere un’idea da importare, visto che in Europa si è in tempo di crisi, chissà se sprecare tanti soldi nell’esercito non sia una spesa inutile?
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Vi racconto un po’ di quello che mi è successo in questi ultimi giorni:

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21In questo periodo la parrocchia sta organizzando i ritiri per i giovani che partecipano alle varie attività. La prima settimana di agosto si è realizzato il ritiro per i giovani animatori, al quale hanno partecipato ottanta ragazzi, più una ventina di animatori più grandi, che hanno guidato i momenti di riflessione in gruppo. Io, purtroppo, non ho potuto partecipare al ritiro perché stavo in Guatemala, dove, dopo molte peripezie mi hanno finalmente dato la residenza temporale. Il ritiro è un premio per quelli che si sono comportati meglio e sono stati maggiormente responsabili durante l’anno.
Tornato dal Guatemala ho partecipato al ritiro dei ragazzi della cresima, al quale hanno partecipato ben sessantasei ragazzi. Sono solo la metà di coloro che stanno frequentando il cammino per la cresima. Le tende non bastano per contenerli tutti e già così siamo costretti a farli dormire in sei o sette in tende da quattro persone. Per il secondo gruppo, invece, il ritiro è programmato per la prossima settimana.
Ho celebrato la messa con loro, all’aria aperta. Il posto dove stavamo è splendido, è una scuola per scout (qui, però, lo scoutismo non ha la componente cattolica come in Italia, ma ha solo la componente aconfessionale), ed è immerso nella natura incontaminata. L’Honduras ha davvero luoghi meravigliosi. Il posto si trova vicino ad un luogo turistico, che si chiama Valle de Angeles (Valle degli angeli), già il nome fa capire la bellezza del posto.
Avrei voluto passare molto più tempo con loro, ma son dovuto scappare immediatamente, perché in parrocchia stiamo preparando in vista del mese di Ottobre una campagna missionaria. L’idea è di andare a visitare le case della gente, bussando di porta in porta. Un po’ per non rimanere chiusi sempre tra le nostre quattro mura, ma soprattutto per farci vicini a tanta gente che è sola e scoraggiata e che nella nostra comunità può trovare un sostegno.
Per lanciare questa iniziativa a tutta la gente che frequenta la parrocchia e per invitarla a partecipare, abbiamo organizzato un giorno intero di festa, culminato con la messa. Sarà la stessa gente ad andare ad evangelizzare di casa in casa.
23Nella parrocchia, inoltre, continuano le visite di personaggi illustri. Questa volta, è venuto un membro dello staff del senatore Kent, accompagnato dal segretario della ambasciatrice americana (l’ambasciatrice era già venuta già in Ottobre). Il Senatore è il responsabile delle politiche di prevenzione della violenza degli stati Uniti, in poche parole, è quello che stanzia i soldi con i quali il governo finanzia i progetti di prevenzione della violenza in tutto il centro america. Per me, è motivo di orgoglio che tra le tante associazioni che vengono finanziate attraverso progetti degli stati uniti, alla fine, però scelgono di presentare sempre ed esclusivamente la nostra realtà.
Siamo andati a visitare sempre il centro San Martin, dove attualmente sono in corso due progetti finanziati da USAID (l’associazione che si occupa appunto di prevenzione ella violenza). Il progetto “Educarte”, che appunto attraverso, l’arte vuole promuovere un’educazione globale della persona ed il progetto del “Centro de Alcance” che è un oratorio quotidiano, dalla mattina alla sera per bambini di strada (dove ricevono doposcuola, la possibilità di giocare e a volte anche qualcosa da mangiare). Secondo le ultime statistiche apparse sui giornali, San Martin è il quartiere più violento dell’Honduras e quindi di tutto il centro America. Noi ci stiamo concentrando soprattutto sull’aspetto educativo e per questo, abbiamo costituito un’alleanza profonda con la scuola della zona. Ora gli insegnanti, mandano i bambini che vanno male a scuola, al nostro doposcuola. I ragazzi che vanno male a scuola (soprattutto matematica, inglese e spagnolo) devono portare agli insegnanti un foglietto nel quale si attesta che sono andati a recupero da noi, e così abbiamo ottenuto grandi risultati, addirittura un bambino, che prima andava male a scuola, ora ha la media del 98 (il punteggio qui è dato in centesimi).
Stiamo cercando anche di seguire i casi di ragazzi che vengono espulsi dalla scuola, a causa della mancanza di disciplina. Ora, per esempio, abbiamo attivato una specie di progetto personalizzato con un ragazzo di nove anni, che l’abbiamo beccato per la strada a preparare una canna ad un gruppo di ragazzi più grandi. Lo stiamo tenendo nel centro tutto il giorno, con la responsabile che lo segue personalmente. È un ragazzo dal cuore buono, ma che l’ambiente circostante rischia di rovinare irreparabilmente. Davvero ha ragione don Bosco quando dice che in ogni ragazzo c’è un punto accessibile al bene, e col tempo mi convinco sempre di più che non esistono ragazzi cattivi, solamente poco amati. Noi proviamo a fare la nostra parte.
Concludo raccontandovi di una cosa che mi ha fatto molto riflettere. La responsabile della pastorale sociale di San Martin, mi ha detto che uno dei chirichetti del centro soffre di Leucemia. La mamma non ha i soldi per pagargli le cure e che stava facendo debiti per pagargli le medicine. Io, le ho detto di non preoccuparsi e che avrei scritto in Italia e che avrei fatto arrivare il denaro necessario. Mi sono fatto dire la cifra, che era attorno ai quattrocento euro, e le ho detto, che nel frattempo di pregare. Non ci crederete, ma apro la posta elettronica, e mi scrive una cara amica dicendomi che aveva fatto una raccolta per le missioni e che voleva mandarmi i soldi. La cifra era esattamente quello che mi serviva (Ho fatto arrivare un po’ di soldi in più, per sicurezza)
Il membro dello staff del senatore Kent e la responsabile del “centro de alcance” e io.
il bambino di cui vi parlavo con la sua famiglia
e mi sono detto questi sono sicuramente per il bambino. Don Bosco raccontava spesso che gli capitava di ricevere offerte, proprio quando più le necessitava, davvero, Dio non abbandona mai i suoi poveri e si serve di strumenti impensabili per realizzare i suoi progetti di amore nei loro confronti.
Devo ringraziare tutti voi, per tutto l’affetto che mi state dimostrando, scrivendomi e rispondendo alle mie mail, ma soprattutto per la fiducia, siete stati davvero in molti a mandarmi soldi e a volte non so trovare le parole giuste per ringraziarvi come dovrei. Tento di farlo attraverso la mia preghiera quotidiana del rosario quando a conclusione della giornata, vi presento al Signore insieme con i miei affanni quotidiani. Lo facevo prima, lo faccio molto più ora, perché la preghiera è l’unico modo che mi permette di starvi vicini. I soldi che mi state mandando li sto accumulando per costruire il centro giovanile nel Peten… Ormai mancano solo tre mesi all’inizio di questa avventura. Il 9 di Dicembre mi trasferisco in Guatemala, mi dispiace lasciare l’Honduras, questo luogo mi ha già rubato il cuore.


ARMANDO PAZ

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11Nelle strutture di un albergo nella capitale si è svolto il secondo forum di “ARMANDO PAZ” un progetto presente in tutto il Centro America il cui principale obiettivo è quello di sensibilizzare e mobilitare i giovani e i diversi attori della società circa la responsabilità che tutti abbiamo nella costruzione del
bene comune e della Cultura di Pace (la traduzione italiana del nome è più o meno “costruendo pace”… in spagnolo il verbo armar può essere tradotto sia come costruire e sia come armare, e così giocano con le parole).
A questo evento che ha visto coinvolti più di un centinaio di giovani appartenenti alle varie associazioni presenti sul territorio era presente anche la nostra parrocchia attraverso tre giovani che hanno presentato un loro progetto che è poi risultato vincitore. Ogni progetto presentato voleva essere un’iniziativa per prevenire la violenza attraverso l’attuazione di attività nei settori dell’educazione, della cultura, del benessere (stili di vita sani, spazi ricreazione, sport e intrattenimento) e del lavoro. I progetti presentati sono stati valutati da una giuria degli Stati Uniti e il disegno vincente è stato scelto sulla base dei seguenti criteri: proprietà, innovazione, coerenza interna ed esterna, la partecipazione dei giovani, la replicabilità e la fattibilità dell’iniziativa. Il progetto presentato si incentrava sull’offrire ai ragazzi del nostro quartiere spazi di cultura e di arte come via per affrontare la violenza (non a caso il nome del progetto è educarte). L’accesso alla cultura e la possibilità di sviluppare le proprie attitudini artistiche, diventa l’occasione per non perdere tempo per la strada diventando presto preda della malavita locale.
13La premiazione si è svolta alla fine del foro ed hanno partecipato il Presidente della Repubblica di Honduras Porfirio Lobo Sosa e del ministro della Gioventù Marco Midence.
Devo dire che bisogna essere molto orgogliosi di questi ragazzi che ci hanno rappresentato. Tra più di una trentina di associazioni è stato scelto il nostro. Facevo queste riflessioni dopo che sono stati premiati i ragazzi: primo sicuramente ha contribuito il fatto che ci troviamo in una zona a forte rischio di delinquenza e questo un buon segnale, vuol dire che ci stiamo occupando veramente dei giovani poveri ed abbandonati, di quelli per cui don Bosco ha dato la vita, e secondo che fidarsi dei giovani alla larga ripaga.
La scelta vincente della nostra parrocchia è stata quella di mettere nei luoghi chiave i giovani, per esempio, uno dei ragazzi che ha presentato il progetto è responsabile di uno dei cinque settori nei quali è divisa la nostra Parrocchia. La maggior parte degli incarichi parrocchiali sono seguiti e portati avanti da giovani, che terminato il loro cammino formativo dei gruppi giovanili si impegna nelle varie pastorali. Del resto proprio don Bosco credeva e ci ha insegnato a credere fortemente nelle potenzialità dei giovani e della loro forza di cambiare la società e di renderla più giusta.
La prossima settimana il progetto inizia… per cui vi chiedo un preghiera !!!


Due brutte sorprese al mio ritorno in Honduras

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281809_4648907986658_323516425_nSono tornato da alcuni giorni in Honduras, e ho ripreso l’attività frenetica di ogni giorno. Avevo perso l’abitudine dopo giorni abbastanza tranquilli in Guatemala dove ero abbastanza libero.

Il mio ritorno, non è stato molto piacevole, sono capitate due cose che mi hanno stretto il cuore.

Ieri in pieno giorno hanno ammazzato un ragazzo di diciassette anni, non frequentava la parrocchia, purtroppo era nel giro delle bande della zona. Lo hanno ammazzato e per dare un segnale forte all’altra banda presente sul territorio, hanno pensato di squartarlo in due, buttarlo per la strada con le interiora ben separate dal corpo (perdonatemi se sono molto crudo nei dettagli). Tutto questo in pieno giorno e per una delle vie della città. Le due bande lottano per la supremazia del territorio, una ha il controllo della droga del territorio e l’altra glielo vuole soffiare e così ne fanno le spese ragazzi che si lasciano ingannare dai soldi facili che la droga promette, senza dire che per quei soldi si rischia la vita, ma a volte per chi non ha nulla da perdere il gioco vale la candela. Continua a leggere »


due ladri un po’ particolari…

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In questo mese molti di voi staranno in vacanza, io approfitto per raggiungermi dovunque voi siate con qualche notizia fresca, almeno per rinfrescare il torrido caldo italiano. Qui Agosto è mese di piena attività (scuola, lavoro, etc.) perché le vacanze sono in Dicembre.

Mi trovo di nuovo in Guatemala da alcuni giorni per terminare il lungo per iter per la residenza temporale. Dopo un po’ di peripezie e vicissitudini (la persona che nell’ufficio dell’immigrazione si occupava della mia residenza è stato licenziato e per questo ho dovuto ricominciare tutto da capo), finalmente, mi hanno concesso il permesso di residenza. Ora devo aspettare una settimana perché mi ridiano il passaporto. Risiedo nella casa ispettoriale e proprio qui l’ altro giorno è capitato una cosa abbastanza strana ma che ben fa comprendere la situazione della gente qui. Sono entrati nella sacrestia della parrocchia della casa ispettoriale due persone, una delle quali armata di pistola e hanno intimato alla sacrestana di dargli tutto il denaro della questua. Da quello che mi dicono, erano per lo meno cinque anni che non capitava e con tutto che abbiamo un vigilante a tempo pieno che si occupa della sicurezza della casa. Continua a leggere »


Festa dell’eroè nazionale

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599934_4365372018436_857573749_nIl 20 di Luglio in Honduras è una giornata in onore dell’eroe nazionale che si chiama Lempira (come la moneta nazionale) che fu un capitano di guerra del popolo Lenca (indigeni locali) che ha combattuto contro l’invasione degli spagnoli durante il 1530, morendo nel 1537 in uno scontro proprio con un generale spagnolo.

Per la festa, una delle scuole del territorio, la san martin, mi ha invitato insieme alla responsabile del centro diurno per bambini di strada che teniamo in parrocchia a presiedere come giurato ad un concorso nel quale i bambini della scuola hanno “giocato” a vestirsi da indigeni e veniva premiato il bambino e la bambina che più sembravano indigeni.

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Incomincia l’avventura nel Petèn

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IB_8808__2012Domenica prossima 17 giugno la nuova missione a “El Peten” sarà ufficialmente aperta con la presa di possesso della parrocchia, sotto l’autorità del vescovo salesiano Mario Fiandri e dell’ispettore Alejandro Hernandez.

La parrocchia conta sessantamila persone e otto cappelle nei vari quartieri e tre villaggi a 25 km.

Valeva la pena lo sforzo della ispettoria perché qui ci sono molti giovani, ed è necessario attrarli al bene per evitare che si perdano. Don Bosco in questa preparazione del bicentenario della sua nascita, ha seminato un nuovo albero nel giardino del Guatemala …

I Salesiani hanno ereditato una chiesa che deve essere riparata. Per capire la situazione di mancanza di tutto: C’è solo un set di quattro casule ciò significa che vanno lavate dopo ogni utilizzo a causa del caldo tremendo. Calici e patene sono quasi assenti e ben deteriorati

Inizialmente sarà presente solo il direttore Miguel Giorgio, un missionario italiano. Io e Shiju andremo a vivere lì da Dicembre.

L’11 di Agosto, andremo al consiglio ispettoriale: io Shiju e don Miguel, per parlare delle prospettive dell’opera e soprattutto dell’aiuto economico che l’ispettoria darà per permetterci di vivere. All’inizio sarà vedere come sussistere e capire quali sono l’esigenze della zona e subito dopo iniziare a pensare a come rispondere. Continua a leggere »


Battesimo… non sempre sono pieni di poesia

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virgen-inmaculada-dia-8-diciembreOggi mi è capitato per la prima volta di celebrare un battesimo di una persona in pericolo di morte. è una ragazzina di quindici anni ( e dovevate vederla oggi con il suo abito bianco sembrava davvero un angioletto venuto dal cielo) ha una malattia ha i polmoni che i medici dell’ospedale non hanno saputo diagnosticare (e nella nostra clinica non abbiamo gli strumenti per fare accertamenti) a quanto pare ha anche complicazioni al cuore e i medici la danno per spacciata solo si limitano a darle calmanti. Oggi le ho amministrato il sacramento del battesimo e vedendola sorridere e l’impegno dei catechisti che la stavano preparando prima che si ammalasse di colpo, mi son detto proviamo a fare qualcosa per lei… non son un medico, però sono un prete e credo fortemente nel valore della preghiera Continua a leggere »


Buona Festa di Maria Ausiliatrice

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Buona festa di Maria Ausiliatrice a tutti,

incomincio condividendo quello che è quello che sto vivendo in questi giorni: Ultimamente mi è capitato di vedere un video di Missioni don Bosco” che parla del sistema preventivo, all’interno del video passava un piccola testimonianza di pochi minuti di un padre salesiano. Padre Bolla, missionario tra gli shuar, il popolo dove anche i miei genitori sono stati missionari. All’interno dell testimonianza ad un certo punto dice che quando stava partendo con la nave dal porto, vedendo che la nave poco a poco si allontanava dalla riva incominciò a pensare: “veramente Signore ho lasciato ora tutto per seguirti, ho lasciato la mia famiglia, i miei amici, vado in un paese sconosciuto, del quale non conosco i costumi, non conosco la lingua, non conosco nulla, non mi resta niente, non mi resta niente a parte che Tu”.
È l’esperienza più bella che un cristiano può fare quella di sentirsi cullato tra le braccia del Signore ed allora tutto prende significato e tutte le cose che ci dannano la vita quotidianamente prendono le giuste proporzioni. Il mio augurio per questa festa è che la Ausiliatrice vi faccio scoprire quanto ti rende felice abbandonarti a Cristo Gesù. Continua a leggere »


Una Pasqua molto diversa da quelle passate… e non solo per il posto

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150452_4070271081097_1281203335_nI sentimenti che vivo in questa Pasqua di quest’anno sono molto forti. La situazione, dove mi trovo in questo momento, è abbastanza pericolosa. Molti omicidi ci sono stati in questi giorni, soprattutto di giovani, che hanno provocato forti rappresaglie da parte delle varie bande presenti nel territorio. Per farla breve, il clima è molto teso. Proprio in questo clima di violenza, Gesù risorge e ci ricorda che l’odio, le divisioni, le violenze non hanno mai l’ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni mi ricordano la grande speranza: Cristo crocifisso è risorto e ha vinto il mondo. L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore.

La Pasqua è la speranza di risorgere da quello che eravamo, è l’energia che ci deriva dalla consapevolezza che è possibile cambiare il nostro status, da ciò che eravamo a quello che potremmo essere, oltre la paura, oltre il dolore, oltre la maschera, oltre qualsiasi colpa, la possibilità della resurrezione, risorgere a nuova vita e redenzione dal passato….L’inverno è passato, il tempo del canto è tornato, e il mondo si ricopre di fiori. La Pasqua è l’aspettativa dell’intimo desiderio di oltrepassare il guado, di andare oltre, di raggiungere la meta, di arrivarci dopo l’affanno di una corsa.Accanto a questi segnali di morte, tanti segnali di vita e di Pasqua. Sono stato con un gruppo della parrocchia a fare una gita con loro. È stata un’esperienza istruttiva mi ha fatto capire molte cose sul “mio popolo di Dio”. Mi ha colpito la testimonianza di una signora della Parrocchia che ha preso in casa un bambino che i genitori avevano abbandonato e lo sta curando proprio come fosse suo figlio. Queste sono le persone eroiche che ogni giorno cambiano il mondo.Queste sono le persone che non si fermano a indignarsi perché tutto va male, ma che si rimboccano le maniche ogni giorno perché almeno quel poco che gli compete vada meglio. Da quando sono qui, sono stufo di sentire tante persone blaterare, ma poi alla domanda e tu che fai per cambiare il mondo rimangono in silenzio. Continua a leggere »


Centro di addetsramento basico… si riparte

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articoloQuesta settimana sono iniziate le attività del centro di addestramento di base della nostra parrocchia. Il centro di addestramento, è un centro di formazione popolare. L’obiettivo del centro è quello di formare e responsabilizzare i giovani che vivono nel bacino idrografico della parrocchia (che è in situazione di miseria) in varie competenze professionali e attraverso l’apprendistato di un mestiere aiutarli a inserire nel mercato del lavoro e anche aiutarli a poco a poco inserito il sistema di istruzione formale. È quello che faceva don Bosco con i suoi giovani, no?

I ragazzi (anche se dovrei dire le ragazze, perché delle 100 persone che ricevono il corso 99 sono ragazze) ricevono una preparazione per poter entrare nel mondo del lavoro. Il corso dura circa quattro mesi e ci sono due turni, uno la mattina ed uno la sera, così si ottimizzano le risorse. I corsi che forniamo sono di sartoria (taglio e cucito: quest’anno il corso si incentra nell’apprendere a lavorare materiale per la casa come lenzuola, ricamo), Bellezza (apprendono a diventare esperte estetiste, per gli uomini il corso è di barbiere) ed informatica (apprendono i rudimnti dell’informatica ad utilizzare il pacchetto applicativo di Windows. Siamo in un paese in cui saper utilizzare la macchina da scrivere è una fonte di reddito). I docenti sono pagati dall’INFOP, che è l’ente statale che si occupa di tutta la formazione professionale all’interno dell’Honduras ed è l’unica che emette titoli validi per il paese. Continua a leggere »


C’è sempre una prima volta… ma come vorrei che non ce ne fosse una seconda

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395712_2892035465943_1735974752_nA Roma si dice che c’è sempre una prima volta, ma come vorrei che non ce ne fosse una seconda. Mi è capitato di celebrare il primo funerale di un ragazzo morto ammazzato. Un ragazzo di 27 anni, che un tempo frequentava i gruppi educativi della nostra parrocchia, e che li lasciò e si mise in giri strani. Probabilmente lo hanno freddato in un regolamento di conti.

L’esperienza macabra, è che qui le bare hanno una specie di oblo attraverso il quale si può vedere il volto del defunto. Nella bocca e nel naso era ricolmo di ovata per evitare le perdite di sangue (a quanto pare lo avevano anche colpito con la pistola nella faccia), e sul cappello una macchia di sangue in corrispondenza di uno dei colpi dell’arma da fuoco e un’altra macchia sulla camicia in corrispondenza dell’addome.

È triste, ma è un’esperienza molto forte e molto comune di tutti quei salesiani che lavorano con gli ultimi (esperienza che anche don bosco fece più volte) quella che quando un ragazzo si allontana da una nostra opera finisce male (e molte volte questo significa morte), perché speso noi siamo la sua ultima spiaggia. Per questo motivo, negli anni di servizio nella scuola professionale, dopo il primo anno, ho sempre cercato di trovare il modo per far terminare il corso alla maggior parte di ragazzi possibile, convinto che se falliscono con noi, poi chissà che fine fanno.

È stata una lezione che ho imparato velocemente, e che mi ha cambiato molto. Chi mi stava accanto se ne è accorto e me lo diceva l’ultimo anno, ora sei un’altra persona da quella che eri venuta il primo anno, e come era vero. Così il mio lavoro è stato quello di per fare in modo che il nostro centro non fosse il migliore perché bocciasse indistintamente ma perché riusciva ad insegnare meglio e che si prendesse cura dei casi più disperati. Del resto come diceva don Milani: “una scuola che non si occupa degli ultimi è come un ospedale che cura i sani e manda a casa i malati”. Continua a leggere »


Visita dell’ambasciatrice e della segretaria ai diritti umani degli USA al centro Sagrado Corazon

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427127_3415061901277_1859570175_nIl giorno 23 di febbraio è venuta a farci visita l’ambasciatrice degli Stati Uniti insieme alla segretaria per i diritti umani. Sono venute a visitare il centro Sagrado Corazon, dove in collaborazione con l’associazione USAID abbiamo costituito un centro di Alcance, una sorta di centro diurno, dove i ragazzi possono imparare un mestiere (Barberia e bellezza, bigiotteria, pittura, computer e riparazione di cellulari), ricevere recupero scolastico (le scuole ci segnalano i casi più problematici da seguire) o passare il tempo libero in maniera positiva, giocando a calcio (il campo è piuttosto piccolo si può giocare 3 contro 3, ma loro si divertono da morire), imparando a suonare uno strumento musicale o passare il tempo giocando al calcetto o alla WII.

L’attività del centro è portata avanti dallo sforzo congiunto di tanti volontari che donano il loro tempo per permettere al proprio quartiere di avere un luogo educativo alternativo alla strada, maestra di vita, purtroppo per la maggior parte dei ragazzi della nostra parrocchia, dove imparano l’arte del far niente, e dell’arrangiarsi.

Per capire in una piccolissima struttura (per capirci grande quanto un appartamento), ogni giorno circa 170 ragazzi usufruiscono dei giochi messi a disposizione dal centro, mentre circa 80 ragazzi imparano un mestiere attraverso i nostri corsi e circa 50 bambini ricevono il doposcuola. Gli spazi sono limitati, ma si sopperisce con il “cariño” … cioé con l’affetto. Continua a leggere »


Dato che in Italia fa freddo… un po’ di notizie calde!!!

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418173_3165878391845_201464249_nLa nostra comunità parrocchiale ha celebrato due grandi feste in questi giorni. La festa della Madonna che qui viene venerata con il titolo di Vergine di Suyapa.

La vergine di Suyapa è la patrona della nazione per cui i festeggiamenti sono molto sentiti dalla gente. Le persone si accampano la notte prima per poter assistere alla messa in onore della madonna, quello che noi in Italia facciamo per i concerti delle grandi star. La notte prima poi fanno una lunga manifestazione, una specie di accademia nella quale gli artisti honduregni cantano e ballano in onore della Santa Vergine. Noi abbiamo partecipato al pellegrinaggio alla vergine una settimana prima con il nostro settore, circa cinque altre parrocchie e alla messa finale il giorno della festa. Fa impressione vedere quanta gente ha passato la notte in tenda o in costruzioni di fortuna (tradotto: un telo rimediato che faceva da tetto ed un asciugamano o una coperta per terra come pavimento) anche perché la notte prima ha piovuto, pur di partecipare alla messa.

La seconda festa è quella di San Giovanni Bosco, per l’occasione è venuto a celebrare la messa il Cardinal Oscar Mariadaga, che è salesiano ed è l’arcivescovo di Tegucigalpa. Sono venuti a celebrare con noi anche l’ispettore e l’economo ispettoriale. Continua a leggere »


attività nella Parrocchia Maria Auxiliadora

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cIn questi giorni la parrocchia ha organizzato un servizio di recupero scolastico in vista dell’apertura delle scuole per tutti quelli che non hanno ottenuto risultati sufficienti a scuola. In Honduras, il sistema scolastico pubbliconon funziona benissimo. Un bambino riceve mediamente solo cento dei circa duecento giorni di lezione, dei quali avrebbe diritto a causa di scioperi o dell’assenza dei professori. Non solo, ma i ragazzi più vivaci come spesso accade anche da noi in Italia vengono messi ai margini o mandati via. Diceva don Milani: “Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati ”.

Sono quasi 200 i bambini tra elementabri e medie (per capirci) distribuiti su tre centri che ogni giorno dal lunedì al venerdì ricevono classe di spagnolo, matematica e cultura generale. Hanno quattro ore di scuola e la pausa in mezzo per fare un po’ di ricreazione. Quando possiamo una piccola colazione: alcuni biscotti (che ci sono stati regalati dai nostri tanti benefattori) e un bicchiere di una bibita.

Tutta l’attività è portata avanti dai vari giovani volontari della parrocchia, che si “improvvisano” professori per i ragazzi più piccoli. Sono ragazzi che mettono a disposizione il loro tempo e le loro energie per aiutare chi è stato meno fortunato. Continua a leggere »


Una festa di Natale con il “botto”

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407628_2891983424642_913453657_nUna festa di Natale molto diversa quella che ho vissuto quest’anno. Una delle cose che mi ha sempre colpito ed emozionato della festa di Natale è quell’atmosfera di silenzio che regna sovrana per la città. La città di sera sembra quasi deserta, non vedi macchine girare per le strade, tutti nelle loro case per il cenone di Natale. Devo dire che questo clima di raccoglimento, mi ha sempre fatto piacere e mi faceva gustare il venire silenzioso e nascosto di Dio nella vita del mondo. Un Dio che sceglie una capanna per nascere, dalla coppia meno famosa del momento (o probabilmente famosa solo per la situazione di Maria, che per molti avrà fatto scandalo), nella città meno importante di Israele e nel paese meno importante e conosciuto dell’impero romano. Qui è molto diverso, il giorno di Natale, si celebra sparando botti. A mezzanotte tutta la città è invasa dai fuochi artificiali che vengono esplosi un po’ da ogni parte, come capita a noi nella notte di capodanno. Gli honduregni non hanno i soldi per mangiare ma per sparare i fuochi artificiali sì, uno spreco di soldi in una zona popolare come la nostra è incomprensibile, ma fa parte di quelle contraddizioni che sono l’anima di questa città.Di solito a Roma, si dice che una festa con il botto è una festa fantastica… beh qui l’anno presa molto alla lettera… il guaio è che come a capodanno da noi, qui ci sono feriti e morti per i botti che chiaramente non sono a norma di legge … per capodanno fanno anche peggio, oltre ai botti sparano con le armi da fuoco… qui il guardiano della casa mi ha chiesto se a capodanno volevo sparare con la sua pistola…ho gentilmente declinato l’invito, però la proposta mi ha fatto pensare… se l’ha fatta a me che son prete vuol dire che è molto comune tra la gente..sigh Continua a leggere »


Buon Natale

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presepe-storia1Succede (Alessandro Pronzato)

La vita è così… Sono cose che capitano. Succede… Sì.

Succede che io stia bene e quell’altro languisce in un sanatorio. Succede che io rischi l’indigestione e l’indiano muore di fame.

Succede che io tenga il mio bravo conto in banca e il vicino di casa vada a impegnare una coperta al Monte di Pietà.

Succede che io mi preoccupi per scegliere la villeggiatura e la famiglia di fronte si disperi per il pagamento dell’affitto (due camere in otto).

Succede che io vada in ufficio con l’utilitaria – è più maneggevole della coupé – e lo scaricatore si presenti alle 6 di mattino sulla banchina del porto a vedere se qualcuno ha bisogno delle sue braccia.

Succede che i miei figli ricevano per Natale dei doni favolosi e quella bambina sarda scriva: “Caro Gesù Bambino, vorrei una mela…”. Continua a leggere »


Il mio primo resoconto dall’Honduras…

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10375150_733852096671069_5708532381755302805_nFinalmente arrivato in Honduras dove mi attende una nuova esperienza anche se solo per un anno. È la prima volta che mi ritrovo a lavorare in parrocchia e qui è totalmente differente da come si lavora in parrocchia in Italia… la mia attuale parrocchia sulla carta fa tra i 120.000 e i 150.000 abitanti… (per capire la quantità mi permetto un raffronto…la Diocesi di Civitavecchia mi sembra faccia 80.000 fedeli) non si può determinare il numero preciso…La maggior parte sono bambini e ragazzi… li vedi giocare nelle strade a pallone….qui non mancano bambini e pietre (si le strade… sono più sentieri di montagna che strade vere e proprie)

La parrocchia è divisa in cinque settori. Siamo tre preti e con noi ci sono due tirocinanti… e dovrebbero venire alcuni aspiranti a fare l’esperienza dell’aspirantato che qui chiamano volontariato.

Ogni sacerdote ha i suoi due settori da accudire. Ogni settore sono circa 25.000 – 30.000 persone. Quasi ogni settore ha la sua Chiesa ed il suo oratorio (Qui gli oratori sono festivi solo il Sabato e la Domenica), alcuni non sono in funzione perché non si possono seguire. I settori sono a sua volta divisi in comunità in tutto sono undici. Praticamente tutto è in mano ai laici che curano durante la settimana i fedeli. Nella parrocchia abbiamo una sorta di scuola professionale ed una clinica. In pratica la nostra parrocchia è una piccola Diocesi e ogni prete fa da parroco… Continua a leggere »


Buona festa della Vergine di Guadalupe patrona dell’america latina

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downloadIn questi giorni nelle varie nazioni dell’ispettoria si organizza una cena per incontrarsi tutti. Sono stato sia a quella in Guatemala che a quella in Salvador (se mi a bene riesco a stare anche in quella dell’honduras). È una bella occasione per rincontrarsi con tutti i confratelli, per parlare, e rivedersi. È bello il clima di famiglia che si instaura tra i confratelli, c’è un attenzione al confratello molto forte qui, non so forse perché vengo da lontano, forse perché sono missionario, però ci sono alcune attenzioni alle quali non ero abituato, pensate che in Guatemala, nel collegio don Bosco dove abbiamo fatto la festa, il direttore appena ha visto che c’ero anche io, è corso nella cantina ed è andato a prendere una bottiglia di vino italiano (Brunello di Montalcino, bottiglia da collezione regalatagli da una ricca benefattrice locale, una di quelle che sostiene l’opera e che permette di far studiare gratuitamente molto ragazzi ogni anno, in una scuola che è considerata tra le tre migliori di tutto il centro America). Quando l’ho ringraziato, dicendogli che è un vino molto costoso (vi lascio immaginare il prezzo della bottiglia), lui mi ha risposto che lo sapeva, ma che bisognava utilizzare nelle occasioni speciali. Continua a leggere »


dopo un lungo silenzio…

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virgen-inmaculada-dia-8-diciembrecari amici,

l’8 Dicembre (festa dell’immacolata…data molto cara a Don Bosco) mi trasferisco in Honduras. Per un anno lavorerò in questa parrocchia che da quando mi dicono è la più povera del centro america…beh mi servirà a fare e ossa!!!

Perdonate il silenzi prolungato ma sono stato a San Salvador per sostituire tre confratelli agli esercizi spirituali.

Sono stati giorni molto intensi di lavoro confessioni e messe…non avevo sperimentato la vita della Parrocchia in Italia, questi giorni sono stati molto interessanti…La parrocchia di Maria Ausiliatrice svolge un gran lavoro di confessione per tutta la città…si confessa per ore interrottamente e con file lunghe di gente in attesa anche nei giorni feriali. Moltissima gente viene per la Messa… e le messe sono tutte preparate con cura..ogni messa ha i suoi lettori, il suo coro, i suoi accoliti ed accolite… le letture sono tutte precedute da una monizione. Continua a leggere »


Articolo su TR News

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Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv. 15, 12-17).

In questo numero dedicato alla vocazione per il Regno, la mia attenzione si è fermata su una notizia giunta in questi giorni: “don Giampiero parte in missione!”.

Don Giampiero De Nardi è un giovane salesiano, ordinato sacerdote da pochi anni, figlio di due miei amici, Lillina Attanasio e Carlo De Nardi, conosciutisi in Ecuador, dove erano in missione. Tornati in Italia, e non potendo ripartire, nel 1982 hanno messo su, alla periferia di Roma, una casa famiglia chiamata “Provvidenza”, per l’accoglienza di ragazzi senza famiglia dai 14 ai 18 anni. A quei tempi Giampiero aveva solo cinque anni.

La matrice culturale, da cui provengono gli obiettivi della Cooperativa, è il Progetto Educativo Salesiano, basato su alcuni principi ispiratori come fiducia e attenzione all’uomo, alle sue potenzialità di crescita e sviluppo. Continua a leggere »


Intervista al Bolettino Salesiano

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Don GIAMPIERO PARTE

“il mio cuore non ha confini”

1620417_10203334081338741_1744216160_nA “prendere il crocifisso”, simbolo della partenza per le missioni, il 25 settembre, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, c’era anche don Giampiero De Nardi, unico italiano, per continuare l’avventura nata nel cuore di don Bosco.

Che cosa significa per te questa volta “partire”?

Ascoltare quello che Dio vuole ancora una volta e fidarsi di Lui. Parto, perché sento che Dio vuole da me qualcosa di più. Dove mi trovo sto veramente bene.

Attualmente qual è il tuo compito?

Attualmente sono l’animatore del Centro di Formazione Professionale del Borgo Ragazzi don Bosco a Roma. Un’esperienza che mi ha fatto maturare e crescere tantissimo come prete e come salesiano.

Come hai sentito la vocazione? Perché hai preso questa decisione?

Ho sempre desiderato partire missionario. I miei genitori sono stati in missione due anni in Ecuador, tra i Jivaro, i tagliatori di teste. Si sono conosciuti proprio là. Tornati in Italia si sono sposati e stavano per ripartire, quando alla mia mamma hanno riscontrato una malattia e non le hanno concesso il visto. Così hanno deciso di costruire una casa famiglia per accogliere all’interno della loro famiglia chi non l’aveva. Nella casa famiglia anche grazie all’esempio di tanti salesiani (per me soprattutto don Alfonso Alfano che mi ha seguito spiritualmente fin da piccolo) che hanno lavorato per essa, ho capito che il Signore mi chiamava ad essere salesiano e prete. Continua a leggere »


Qualche altra notizia… la visita nel carcere minorile di Guatemala

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539112_493259927389276_987484063_nOggi festa di Cristo re pensava un poco a quello che è il Regno di Dio: un regno in cui dominare significa servire … conquistato con la spada della croce … e guadagnato con lo spargimento del suo solo sangue

Oggi, nell’oratorio abbiamo fatto una festa con tutte le famiglie che collaborano. Qui l’oratorio è portato avanti principalmente dalle famiglie, che lo continuano anche quando i salesiani non ci sono (ad esempio ora i post novizi vanno fuori a lavorare nelle varie case, perché per loro questo è il periodo delle vacanze estive), qui ho visto realizzata quella collaborazione con i laici che tanto sventoliamo ai quattro venti e della quale ci capita in Italia spesso, di non (voler) realizzare mai.

Mi è piaciuta una frase che ha detto un post novizio ricordando il perché della festa: “questa non è un’opera per i salesiani, ma è un’opera per Dio e tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

È stata una Domenica diversa, hanno chiuso l’oratorio e i post novizi hanno festeggiato tutte queste persone, con scenette, giochi a stand ai quali hanno partecipato tutti i componenti della famiglia e poi i bambini hanno giocato alla pignatta (premi tante caramelle…)

Infine pranzo insieme e Bingo con premi…A seguire messa di ordinazione di due diaconi dell’ispettoria. Il Vescovo che è un salesiano ha fatto un’omelia bellissima prendendo per la preghiera alcuni canti religiosi come esempio ( e li ha anche cantati)… ma la cosa più bella è stato il suo richiamo a non aver paura di darsi totalmente a Dio… di non essere cristiani col “ma”… facendo esempi tipo sono cristiano ma non vado a messa tutte le domeniche…sono cristiano ma non mi confesso…etc. Tutti hanno i proprio “ma”… beh è un bel invito proprio in vicinanza dell’avvento a prendere il cristianesimo meno con le pinze e più completamente… Continua a leggere »


Oggi, Domenica 13/11/2011 sono stato nuovamente in oratorio…

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388550_2703755119052_1466091177_nIo e shiju ci alterniamo tra i due oratori in cui prestano servizio i post novizi (Domenico Savio e Michele Magone, per la cronaca).

Vi racconto solo una cosa tra le tante che mi sono successe. È quella che mi ha colpito di più, perché è stata una bella lezione. Vi racconto un colloquio avuto con un ragazzo di lì, del gruppo diciamo dei “ragazzi del muretto”, però come sapete è più forte di me, e mi sono subito avvicinato a loro, fare amicizia è un gioco da ragazzi, essendo straniero, giocare fuori casa ha i suoi vantaggi…

Tra loro c’era un ragazzo molto sveglio.

Il ragazzo ha circa 15 anni e va a scuola per cui è uno che tutto sommato sta bene economicamente.

Dopo i convenevoli e le solite domande di rito tipo “qual’è la tua squadra preferita in Italia?” o “sei mai stato a Venezia?” o “com’è la torre di Pisa?” (non chiedetemi, però, perché queste domande), il ragazzo mi ha chiesto: «Ma è vero che in Olanda la droga è legale ed anche la prostituzione» .

Devo ammettere che il mio primo pensiero è stato, però anche qui sognano l’Olanda, anche visto il gruppo, ma mi ha sbalordito quando mentre io cercavo di spiegare un po’ come funzionava in Olanda e che in realtà stanno ritornando indietro sulle precedenti posizioni, quando ha detto: «puchica (caspita in guatemalteco) in Europa sprecate soldi per cavolate quando noi con quei soldi potremmo studiare. Io tutto sommato sono fortunato perché a casa ho il cibo e qualcuno che pensa a me ma non potrò studiare all’università informatica perché non abbiamo abbastanza soldi per andare all’università» (prima doccia fredda!!!) poi ha continuato : « ma è vero che in Italia avete la crisi. Ma che vuol dire? In Italia come potete avere la crisi? Io penso che in realtà voi avete troppo ed ora che vi tocca// ridimensionare i consumi vi sembra una cosa incredibile. Ho sentito che da voi il mais lo date agli animali(ha una zia che lavora in Germania), da noi è l’alimento principale, nonché unico e per molti è una fortuna averlo. Ho letto sul giornale che avete gente che si suicida ma non penso che lo faccia per lo stesso motivo che capita qui da noi. Qui i ragazzi si suicidano perché muoiono di fame (seconda doccia gelata)». Continua a leggere »


Come cambiano le cose in questa parte del mondo – Un po’ di notizie

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377772_2891948423767_2029714706_nDevo dare un po’ di notizie di quello che mi è accaduto in questi giorni. La prima cosa è che vado in Honduras a lavorare per un anno in una parrocchia che lavora con i poveri. L’ispettore mi ha chiesto che ne pensavo di andare a fare pratica per un anno in una parrocchia che si occupa dei più poveri, così potevo avere qualche idea in più quando cominciavo a lavorare ad El Peten… chiaramente ho accettato, anche perché non vedo l’ora di poter lavorare con un ritmo un po’ più intenso. Mi ha colpito una cosa che, però, mi ha detto una giovane salesiano studente di filosofia qui nel filosofato: « la parrocchia in cui vai è realmente povera e lavora con i più poveri, lì è veramente missione ». Io dentro di me mi sono detto ma qui tutte le parrocchie mi sembra che lavorano con i poveri sono tutte molto missionarie, chissà che mi aspetta…Il concetto di povertà è molto distante da quello che avevo prima di venire qua. Continua a leggere »


Quattro giorni abbastanza ricchi a “El Salvador”. (seconda parte)

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2178315831_6e8895fa0bIl giorno successivo abbiamo visitato due case salesiane. Nella prima, una scuola tecnica, abbiamo assistito ad una mostra dei lavori dei ragazzi. Ogni ragazzo presenta un elaborato sia di meccanica, di fisica o di qualsiasi materia del percorso stile college americano, un po’ come si vede nei film statunitensi. Molto ben curato il tutto. È bello come qui puntino all’eccellenza, non si accontentano delle cose, come noi purtroppo a volte diciamo, all’oratoriana.

La seconda è una parrocchia, che è anche la sede del bollettino salesiano locale. Qui le parrocchie fanno un’opera di servizio al territorio molto forte. In una delle case c’è un refettorio per persone anziane che non hanno nulla che serve tutti i giorni sia la colazione e sia il pranzo. Una cosa che mi ha colpito dell’opera è che hanno un centro di comunicazione sociale interno all’opera per comunicare quello che succede nell’opera (dai battesimi agli eventi vari) totalmente gestito dai ragazzi della parrocchia sono circa sette e sono molto in gamba. Continua a leggere »


Quattro giorni abbastanza ricchi a “El Salvador”. (prima parte)

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livinginsansalContinua il mio resoconto settimanale di questi miei giorni in missione… Gli ultimi quattro giorni sono stati pieni di spunri per cui sono costretto a scrivere in due parti 

El Salvador festeggia il centenario della presenza salesiana nella nazione ed il Rettor Maggiore è stato invitato a presenziare alle celebrazioni così con i post-novizi ed i novizi siamo partiti alla volta di El Salvador. Per me e Shiju, è stata la scusa per visitare un’altra nazione delle sei che compongono la mia nuova ispettoria.

Il San Salvador è una nazione molo piccola, grande poco più del Lazio e con una popolazione poco maggiore del Lazio (6 milioni e mezzo di abitanti). Ha gli stessi problemi di violenza del Guatemala, anzi in classifica morti per anno è meglio piazzata supera di gran lunga perfino la Colombia (leggevo sul giornale locale che è la quarta nazione al mondo per omicidi all’anno).

Economicamente sta meglio del Guatemala, anche perchè possiede una classe media che è totalmente assente in Guatemala. Una buona parte del prodotto interno lordo, circa il 20%, proviene dai soldi che i salvadoregni emigrati spediscono dagli Stati Uniti nel paese. Questo dato può aiutare a rendersi conto di quanto e qual’è la produzione del paese.

Le giornate sono state molto intense ed ho potuto visitare diverse opere. Finalmente ho guidato per la prima volta qui in terra straniera. Continua a leggere »


ARTICOLO SU INFOANS.ORG

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1620417_10203334081338741_1744216160_nAppena poche settimane fa don Giampiero de Nardi era ancora in Italia, nella terra dov’è nato e ha svolto le prime attività come salesiano. Domenica 25 settembre ha preso il Crocifisso Missionario nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino ed ora è già in missione in Guatemala, nella capitale, dalla quale invia una testimonianza sui suoi primi giorni da missionario.

“In questi giorni stiamo parlando molto della futura missione. Il progetto prende sempre più corpo ed appare molto interessante” racconta. “Inizieremo occupandoci di una parrocchia della città di San Benito, che ci garantirà un posto fisso per l’inizio, la possibilità di conoscere e di farci conoscere dalla gente”.

Importante, soprattutto all’inizio, è la fiducia e l’accompagnamento della comunità e della Chiesa locale, che per fortuna non mancano: “Saremo addirittura in 4, perché l’Ispettore del Guatemala manderà un confratello dell’Ispettoria come Direttore della casa; (…) la missione si costruirà su dei terreni che mons. Fiandri, il vescovo (salesiano, ndr) ha comprato fuori città. (…) Vuole che ci occupiamo dei giovani e che li educhiamo per farli uscire da certi circuiti. È convinto, e del resto è il segreto di Don Bosco, che con una corretta educazione si possa costituire una società diversa e migliore”. Continua a leggere »


La mia giornata in un oratorio…(segue dalla nota precedente)

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398386_3228684081948_2050059571_nDomenica mattina abbiamo la possibilità di alzarsi un po’ più tardi cioè alle 6 perchè alle 6,30 abbiamo la preghiera comunitaria… Dopo la preghiera, colazione abbondante a base di fagioli e uovo all’occhio di bue… tanto per stare leggeri… e caffè (finalmente ho trovato una Bialetti, e la Domenica mi concedo un caffè caffè…Qui in Guatemala ci sono parecchi confratelli italiani… e a quanto pare tutti si portano la caffettiera dall’Italia…Il Caffè è una di quelle cose a cui non possiamo rinunciare).

Partiti per l’oratorio Domenico Savio, che è solo domenicale ed è un’attività totalmente staccata dalla Parrocchia.

Abbiamo preparato la sala della Messa, addobbandola con palloncini e festoni… pensavo che si facesse solo per le grandi occasioni ed invece a quanto pare, preparano sempre la sala della messa come un salone da festa. A seguire la messa nella quale ho fatto la mia testimonianza come missionario.

Subito dopo la Messa tutti i ragazzi hanno un momento di formazione circa 15-20 minuti (qui la chiamano catechesi, ed è molto simile ai momenti di formazione che facciamo durante Estate Ragazzi).

Finito il momento di catechesi, i ragazzi si dirigono ai campi di calcio. L’oratorio organizza una sorta di campionato interno. Tutti i ragazzi sono coinvolti in questa attività e per giocare devono aver partecipato al momento di catechesi altrimenti non possono giocare. Terminato il momento di catechesi, l’oratorio offre la colazione ai ragazzi… a volte è l’unica colazione che i ragazzi ricevono. Continua a leggere »


Dopo una giornata di intensa attività oratoriana…alcune considerazioni

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397562_3130365664049_104057883_nDopo una giornata di intensa attività oratoriana, dove finalmente ho potuto parlare con i ragazzi capendo quello che mi dicevano e rispondendo con frasi sensate, ora posso finalmente rispondere ad una domanda che venendo in Guatemala alcuni mi hanno fatto ossia: “se scappavo dall’Italia per cercare un posto più semplice dove la gente qualsiasi cosa fai ti batte le mani, dove hai un sacco di persone a messa, mentre qui in Italia, si deve faticare per portare qualcuno in Chiesa”.

Prima di partire ho sempre risposto che dove vado ci sono altri problemi, molti più che in Italia e che noi minimamente ci sogniamo, che la gente, dove vado lotta per poter vivere, ed è vero.

A volte ho anche risposto che Dio ha sempre benedetto largamente il mio lavoro apostolico molto più di quanto mi meritassi e che ho avuto la fortuna, grazie anche a dei collaboratori splendidi di poter fare grandi cose. Continua a leggere »


Prostituzione in Guatemala, una piaga purtroppo accettata da tutti

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In Guatemala la prostituzione non è illegale. In quelle che loro chiamano “cantine” e “Bar” si possono ottenere prestazioni sessuali a pagamento da ragazze maggiorenni, sono locali n cui ci si può ubriacare, giocare d’azzardo, un po’ come le nostre osterie di un tempo. Da quello che mi diceva don Vittorio, una prostituta in una cantina costa attorno ai 30 Quetzal circa 3 euro.

Turisti internazionali viaggio in Guatemala per turismo sessuale (Per lo più minorile), soprattutto in città come Antigua e Città del Guatemala.

La tratta degli esseri umani sta diventando un problema significativo e crescente nel paese, in particolare per lo sfruttamento dei bambini nella prostituzione. Molte donne e bambini sono stati portati nel paese da organizzazioni criminali per costringerli a prostituirsi.

La prostituzione, punta dell’iceberg di una condizione femminile che da sempre vede la donna come incarnazione della corporeità a disposizione dell’uomo, di schiava del piacere del macho latino. Una forma di sottomissione dell’uomo sulla donna che nel contempo rivela ne la sua debolezza e fragilità. Tale condizione rimane difficile da sradicare nella cultura locale, nonostante le tante battaglie e i troppi discorsi. Ne abbiamo trovato desolante conferma anche nei recentissimi tragici eventi di cronaca nera, dove le donne hanno pagato con la vita il tentativo di sottrarsi a tale mercato o la semplice fine di storie d’amore.

Don Vittorio quando è arrivato ha provato a sollevare il problema manifestandolo all’opinione pubblica attraverso i mezzi di comunicazione di massa nel tentativo di risvegliare la coscienza popolare, ma i risultati sono scarsi. Alla fine ha desistito, conscio che era non solo una battaglia contro i mulini a vento, ma soprattutto perché metteva a repentaglio la sua vita e quella delle persone che gli stavano accanto. Alla fine ha convenuto che l’unica soluzione è sempre quella dell’educazione. Lentamente formare le ragazze a non farsi usare, e a non far usare il proprio corpo come mera merce di consumo, anche perché la maggior parte di coloro che vanno con queste ragazzine (molte delle quali maggiorenni solo sulla carta) sono gente di cinquant’anni e più. Pensavo a come mi sentirei io se mia figlia fosse costretta con la forza da organizzazioni criminali o per la fame a doversi prostituire in tal modo e con una persona che potrebbe essere benissimo suo nonno.

Un tessuto educativo privo di figure di riferimento, la scuola è praticamente inesistente, tutto quello che è il Welfare è totalmente demandato ai religiosi. Sia la Chiesa Cattolica che quella Evangelica sono le uniche fonti di diritto per il cittadino. Tutto quello che lo stato dovrebbe dare al cittadino, non viene dato se non dopo compensi ingiustificati (mazzette). La stessa giustizia non è garantita al cittadino che a volte è costretto a farsela da solo.

L’ispettore sta iniziando a programmare come e quando iniziare la nuova comunità ad “El Peten” si parla di Dicembre 2012, cioè non prima di un anno. Lì la situazione è abbastanza disastrata, attualmente non c’è proprio nulla, se non un campo di patate con qualche roccia in mezzo, in una situazione cittadina ai limiti del vivibile. Il narcotraffico in quella zona è una piaga impressionante. Ci sono zone in cui è vietato l’accesso alla gente ed in molti quartiere di San Benito la polizia non entra per paura di essere ammazzata.

In tutto questo, prego il Signore come faceva don Bosco, di darmi la capacità di discernere la sua volontà e di servirlo nei suoi poveri. Tra le persone che conoscete se qualcuno vuole avere notizie della missione dategli questa mail: [email protected]

Credo che uno dei compiti maggiori che ho come missionario è quello di risvegliare l’opinione pubblica sulla situazione del mondo specie sulla condizione in cui vivono milioni di persone e le continue vessazioni alle quali sono sottoposti milioni di bambini nel mondo


Da una preghiera di Mons. Tonino Bello… un regalo ricevuto

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MARIA MISSIONARIA-01Santa Maria, donna missionaria,

noi ti imploriamo per tutti coloro che avendo avvertito, più degli altri, il fascino struggente di quella icona che ti raffigura accanto a Cristo, l’inviato speciale del Padre, hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare il Vangelo in terre lontane.

Sostienili nella fatica. Ristora la loro stanchezza. Proteggili da ogni pericolo.

Dona ai gesti con cui si curvano sulle piaghe dei poveri i tratti della tua tenerezza.

Metti sulle loro labbra parole di pace.

Fa’ che la speranza con cui promuovono la giustizia terrena non prevarichi sulle attese sovrumane di cieli nuovi e terre nuove.

Riempi la loro solitudine. Attenua nella loro anima i morsi della nostalgia. Quando hanno voglia di piangere, offri al loro capo la tua spalla di madre.

Rendili testimoni della gioia. Ogni volta che ritornano tra noi, profumati di trincea, fa’ che possiamo attingere tutti al loro entusiasmo.

Confrontandoci con loro, ci appaia sempre più lenta la nostra azione pastorale, più povera la nostra generosità, più assurda la nostra opulenza. E, recuperando su tanti colpevoli ritardi, sappiamo finalmente correre ai ripari.

Santa Maria, donna missionaria, tonifica la nostra vita cristiana con quell’ ardore che spinse te, portatrice di luce, sulle strade della Palestina. Continua a leggere »


Continuano gli aiuti umanitari alla gente danneggiata dalle recenti alluvioni

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imagesPer mezzo di un ponte aereo, “Aeroclub de Guatemala” porta aiuti umanitari alle zone danneggiate dalla tempesta che ha colpito il Guatemala negli ultimi giorni e ha lasciato fino ad ora, 38 morti, 5 dispersi, strade distrutte e milioni di perdite in agricoltura.

Aeroclub de Guatemala fornisce 15 elicotteri per stabilire un ponte aereo con aiuti umanitari a quelli più colpiti della costa del Pacifico.Per il funzionamento del tutto collaborano personale dell’esercito, del Coordinamento nazionale per la riduzione dei disastri (Conrad), e volontari. tutto per coordinare la distribuzione degli aiuti in più di 15 luoghi che sono in condizioni critiche.

Il saldo delle precipitazioni è di 38 persone sono morte. Questa è l’;ultima relazione del Coordinamento per la riduzione dei disastri (Conrad), che riporta anche 5 dispersi, ma quello che ora si tema è che i fiumi trasbordino dagli argini creando ancora ulteriori problemi. 14 000 alloggiati in ricoveri di emergenza e mezzo milione di persone colpite dalle inondazioni e che hanno perso tutto(casa, lavoro, etc.). 13 sezioni stradali sono segnalati con gravi danni nelle diverse regioni del paese.

L’economia segnala grosse perdite: Le inondazioni generate dalla pioggia battente degli ultimi giorni hanno causato problemi per i caffè, zucchero e cardamomo (una spezia locale..no ho ancora capito cos’è), tre principali prodotti di esportazione.

La situazione in tutto il centro-america non è migliore del Guatemala Continua a leggere »


La mia vita in missione – seconda parte…

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281809_4648907986658_323516425_nUna parte del racconto l’ho omessa… perchè desideravo dargli un po’ più di risalto e soprattutto perchè forse è la cosa che più mi porto dentro dall’esperienza a San Pedro. Il giorno in cui abbiamo visitato le due aldeas prima di bucare la ruota per capirci… ci si avvicina un signore lungo il sentiero e ci chiede di andare in una casa per andare a prendere una persona ed accompagnarla in ospedale. Padre(don qui significa signore per cui si usa padre al posto del don) Gerardo fa salire la persona sulla macchina e mi chiede se avevo già assistito al parto di un bambino perchè probabilmente è una donna che deve partorire … Qui funziona così – continua lui – a volte tocca anche far partorire le donne e poi mettono al bambino il tuo nome. Qui ci sono un sacco di bambini con i nomi dei missionari.

io ho pensato tra me e me che l’esame da ostretica non mi ricordo se era tra quelli facoltativi di ingegneria o tra quelli opzionali di teologia, ma che non dovevo averlo messo nel piano di studi… e ho risposto: “beh c’è sempre una prima volta, no?”.

Quando siamo arrivati lì ci ha accolti il marito della donna, e ci ha spiegati che la situazione era ben diversa e chiedeva che gli amministrassimo l’estrema unzione perchè non desideravano portarla all’ospedale perchè non avevano i soldi per pagare le cure.

Dentro di me, inizialmente, mi sono sentito impotente ed arrabbiato. Non potevo credere che nel terzo millennio si possa accettare che la gente muoia solo perchè nessuno le cura… perchè non ci sono i soldi per curare le persone. Nella capanna è entrato solo padre Gerardo… Qui c’è un concetto diverso della morte rispetto a noi europei… qui la morte è “naturale” fa parte del ciclo della vita… si nasce e si muore e si accetta la morte con estrema naturalezza! Come muoiono gli animali così muoiono le persone è normale…La serenità con cui tutta la famiglia ha accettato la morte del parente mi ha sconvolto… Non hanno voluto neanche farsi aiutare… forse avremmo potuto pagare noi le cure… ma hanno preferito che morisse tra le “mura” di casa. Qui la morte è continuamente presente e ci devi fare i conti tutti i giorni. Ti sbatte in faccia la realtà che per quanto tu faccia alla fine la “Grande Mietritrice” ha sempre l’ultima parola.

Non posso accettare la morte se si può fare qualcosa…Gesù pensava a l’uomo nella sua interezza… annunciare la Parola di Dio…l’evangelo ossia la Buona notizia… significa dire all’uomo che Dio gli viene incontro perchè egli sia VERAMENTE e PIENAMENTE LIBERO… non di una libertà che lo shiavizza come a volte capita… ma di una libertà che lo rende veramente e pienamente uomo…che lo fa essere migliore. Di un Dio che gli garantisce il BENESSERE e non un semplice BENAVERE…Di un Dio che vuole la tua felicità … ma una felicità che non passa che dura sempre.

Ho promesso di servire l’uomo con il mio sacerdozio, beh qui penso che avrò parecchio da fare… Non si perde la bussola solo se si guarda a come Cristo ha fatto e si cerca di farlo per l’uomo di oggi.

Un abbraccio a tutti


La mia visita in una missione (prima parte)

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73261_1559253696871_3793034_nIn questi giorni siamo stati in visita alla missione di San Pedro Charcha, nella quale lavora Vittorio, un po’ per renderci conto di quello che viene fatto in una missione e un po’ per avere un primo contatto con i Keckhi.

Il primo giorno abbiamo visitato due villaggi Keckhi (loro le chiamano aldeas). Vi racconto come è andata di buon mattino siamo saliti su uno dei “pick up” della missione … ma come vi starete domandando??? un pick up non è un po’ troppo costoso per un missionario???troppo banale la risposta perchè qui costano molto poco…ed infatti non è così (intanto premetto che nel viaggio di andata dalla capitale a San Pedro ho visto solo Pick Up). Beh il concetto di strada in Guatemala è abbastanza lontano dal nostro. Nelle strade principali, quelle che collegano le città, cioè le nostre superstrade capita di avere frane… per cui non di rado ti trovi massi in mezzo alla strada o tratti in cui devi abbandonare la strada (perchè ceduta) tratti in cui devi invadere l’altra corsia perchè nella tua ci sono detriti, e passare in sentieri scavati dalla ruspa qualche istante prima… Io stesso ho assistito durante il viaggio in diversi punti all’operazione di pulizia della strada da parte degli scavatori per liberarla dalle roccie… ed in più punti ho visto gli operai iniziare a ricostruire la strada perchè al suo posto c’era un burrone… Ma queste sono le strade principali… il bello è quando si va nei villaggi, perchè la strada in certi tratti (quelli migliori) è uno sterrato con buche e fosse stile sentiero di montagna, mentre in altri punti(la maggior parte) è un sentiero percorribile quasi solo a piedi ed in certi punti non c’è proprio nulla… la cosa bella e che mi rassicurava è che non pioveva molto per cui non c’era il fango o dei fiumi da attraversare come al solito ( a detta del missionario) ed abbiamo dovuto guadare solo un paio di volte… a volte bisogna lasciare anche il pick up e continuare a piedi…68817_1559172494841_6914267_n

Arrivati nel villaggio che non è come io lo pensavo… le case sono molto distanti l’una dall’altra… abbiamo fatto colazione insieme alla gente con quello che ci hanno offerto (menù a base di cioccolata calda, fagioli, tortilla di mais e abbondante peperoncino… qualcosa di leggero per cominciare bene la giornata). Siamo saliti fino al punto in cu c’è la cappella attraversando un terreno fangoso. Siamo entrati nella chiesa che è una capanna di legno con tetto di lamiera (mantiene di più il calore e costa di meno di farla di paglia, così dicono…). La chiesa era addobbata a festa con festoni e palloncini perchè c’erano due battesimi, un po’ come noi abbelliamo le sale in cui festeggiamo i compleanni o le feste…beh da un senso di festa, al quale noi non siamo abituati. Immaginate una sala 4 per 12 metri con circa cento venti persone dentro…

Hanno montato un generatore di elettricità per poter alimentare una pianola ed una chitarra elettrica e l’amplificazione per il microfono del sacerdote… I keckhi hanno una naturale predisposizione per la musica suonano semplicemente ad orecchio…e suonano veramente bene…

Mi ha colpito della messa l’offertorio perchè è veramente un offertorio ossia la gente ti porta le uova o un sacco di mais, e anche denaro che raccolgono. È bello vedere questa processione offertoriale con la gente che ti consegna quello che hanno faticato e te lo danno perchè tu possa continuare nel tuo lavoro (e forse farebbe bene anche a noi preti invece di ricevere offerte solo in denaro, ricevere concretamente sostegno alimentare forse ci farebbe passare tante fisime…) ed il secondo momento è quello del lavabo… non potrò mai più farlo dopo averlo fatto in un aldeas… già perchè acquista tutto un altro significato (quello autentico ed originale)… quello di lavarsi le mani sporche per distribuire la comunione e ti fa ricordare che veramente hai le mani sporche di tutte le tue fragilità ed indegnità quando dai il corpo del Signore a chi ti sta davanti!!!

40152_1559174254885_2577975_nAbbiamo pranzato con la gente qui il menù sale di quantità: Brodo di carne con olio di palma (che è un tocca sana per gli stomachi più delicati!!!), pollo, tortilla, cioccolata calda e patate bollite. Loro mangiano solo brodo e pollo, riservano tutto il resto per il “padrecito” (come viene chiamato il sacerdote) che è venuto a trovarli.

Finito il pasto siamo ripartiti per la successiva aldea per celebrare nuovamente la messa. Questa era un po’ più grande aveva anche una piccola scuola ed un piccolo luogo adibito ad oratorio costruiti dal salesiano. Questi che abbiamo visitato erano i villaggi più lontani e più dentro nella foresta.

Dopo aver cenato (qui si mangia troppo), siamo ripartiti per la casa salesiana e mi sono spiegato perchè in guatemala ci sono un’infinità di negozi che vendono gomme per auto, già perchè abbiamo forato… capita visto le strade!!! Il brutto è cambiare una ruota sotto la pioggia battente. Siamo tornati con la nebbia fittissima che non permetteva di vedere ad un palmo dal naso con la paura di forare nuovamente o semplicemente di finire in un burrone… ma siamo arrivati sani e salvi.

Il giorno dopo, invece, abbiamo visto dei centri costruiti dai salesiani della missione. Il centro don Bosco che in tre opere accoglie più di 2300 ragazzi che vivono lì (dormono, studiano, mangiano giocano..etc.). Sono poveri per cui non pagano una retta se non un simbolico di 80 Euro l’anno… il resto li trova il salesiano attraverso beneficenza. Il secondo centro si chiama “Talita Kum” ed è qualcosa di meraviglioso. Questo salesiano ha messo su da zero un’associazione con 300 persone che lo aiutano (più una 50 di suore di un ordine che ha fondato lui, con gli indigeni) per la promozione dei villaggi keckhi. Un associazione che si occupa di promozione umana (istruzione, alimentazione, produzione agricola e generazione di lavoro). Inoltre ha un centro con 300 ragazze seguite dalle suore che vivono lì…Fanno scuola e preparano così i capi dei villaggi futuro facendo lentamente crescere l’intero villaggio attraverso gente locale. Questo centro sta veramente cambiando lentamente la situazione sociale dei villaggi migliorando le coltivazioni, migliorando l’alimentazione che è molto grassa e non conosce nulla oltre il pollo…

Questo salesiano (Padre Georghe), che è indiano, ed è della stessa città di Shiju è veramente un eroe, alla veneranda età di 71 anni ancora va a visitare i villaggi..

1488293_10203000952280362_5841483451778070377_nIl giorno successivo siamo stati nella parrocchia della missione dove un gruppo di suore (Divino Redentore, altra congregazione della famiglia salesiana). Il problema maggiore della popolazione è l’istruzione. I ragazzi stanno in mezzo alla strada perchè non hanno voglia di andare a scuola. Non c’è un motivo per andare a scuola, perchè dopo aver studiato comunque dovrò tornare dove ero prima, perchè non c’è futuro, non c’è un lavoro che posso andare a fare, allora tanto vale non andarci… Uno degli impegni qua sembra sia proprio quello di creare occupazione, beh del resto don Bosco lo ha fatto a Torino.

In questi giorni sto pensando al Vangelo: a Gesù che dice: “I poveri li avrete sempre con voi”(mt. 26,11). Qui si vede che la Chiesa è veramente impegnata (o come si dice in spagnolo compromisa…che suona come compromessa perchè non accetta quello che a loro capita fin anche ad eccessi come propri qui in Guatemala dove ha capeggiato la rivolta dei poveri dando vita alla gueriglia) per i poveri; ed al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù predica il Vangelo e si preoccupa contemporaneamente dei bisogni della gente… è lo stesso Gesù che non disunisce le due cose. Non si può distinguere l’impegno per la promozione umana dall’annuncio della buona novella, perchè difronte c’è lo stesso uomo affamato ed assetato della Parola di Dio che solo può colmare i suoi affanni e contemporaneamente affamato ed assetato di cibo ed in quel volto ed in quella persona si riconosce lo stesso volto di Cristo che ti dice: “ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

È stata un’esperienza veramente importante mi ha aiutato a rendermi conto di quello che succede in una missione ed ad aprirmi gli occhi su quello che si può fare. In questo momento le emozioni sono tante… Spero di poterle raccogliere e con calma metabolizzare…

un abbraccione a tutti


Un piccolo resoconto dopo una settimana a città del Guatemala…. un piccolo riassunto delle puntate precedenti

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10341611_792084647483534_8908757930874649841_nIn questi giorni stiamo parlando molto della futura missione. Il progetto prende sempre più corpo ed appare molto interessante, non andremo allo sbaraglio, anzi mi sembra ci sia un bel progetto dietro. Addirittura saremo in quattro, perché l’ispettore del Guatemala manderà un confratello dell’Ispettoria come Direttore della casa. L’ispettore sta investendo sia dal puto di vista economico che di personale perché possiamo partire nel miglior modo possibile. Inizieremo occupandoci di una parrocchia della città di San Benito, che ci garantirà un posto fisso per l’inizio, la possibilità di conoscere e di farci conoscere dalla gente e qualche entrata per poter iniziare la costruzione della missione che si costruirà su dei terreni che Mons. Fiandri, il vescovo, ha comprato fuori città.

San Benito è una zona molto povera anche se è vicino al capoluogo della regione che è Flores che è una città tutto sommato ricca. C’è perfino un aeroporto lì vicino. San Benito è una città con alto rischio di degrado, forte è la prostituzione anche minorile ed il consumo di droga. Il Vescovo vuole che ci occupiamo dei giovani e che li educhiamo per farli uscire da certi circuiti. È convinto, e del resto è il segreto di don Bosco, che con una corretta educazione si possa costituire e costituire una società diversa e migliore. Pian piano ci espanderemo per rispondere ai vari bisogni del territorio del resto don Bosco faceva proprio questo guardava quelli che erano i bisogni del luogo e con il discernimento e l’aiuto dello Spirito Santo vi rispondeva. Ci sono qualche villaggio ketchi nelle vicinanze ma non sono molti. Del resto anche il giovane Cagliero, il primo salesiano missionario, ha iniziato a Buenos Aires per poi andare nella Patagonia. Continua a leggere »


el peten … si procede a vele spiegate

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1555486_740752045986237_6058086967041937820_nIeri siamo stati il pomeriggio con l’ispettore (nella foto). É stato bello ci ha dedicato un intero pomeriggio. Ci ha atto visitare la cattedrale, il mercato popolare, il punto in cui è nata la città del Guatemala ed infine una mappa topografica in rilievo enorme del guatemala. Il mercato è una specie di “Porta Portese” ce ne sono molti in città di questi mercati. la cosa che mi ha colpito è che questo si trovasse nella piazza centrale della città è come se da noi porta portese fosse a piazza di spagna.

L’ispettore ci ha fatto notare come è la gente nel mercato ha insistito perchè guardassimo e capissimo . Lui ogni tanto va nel mercato solo per avere contatto con la gente. Questo è molto interessante. Qui ci si tiene  non perdere il contatto con la gente e con la gente povera. La maggior parte della gente vive di commercio. Non ci sono lavori fissi.

Abbiamo parlato della mia futura missione. Il progetto è molto interessante, non andremo allo sbaraglio, ma c’è un bel progetto dietro. Inizieremo occupandoci di una parrocchia della città che ci garantirà un posto fisso per l’inizio, la possibilità di conoscere e di farci conoscere dalla gente e qualche entrata per poter iniziare la costruzione della missione che si costruirà su dei terreni che il vescovo ha comprato fuori città. Il vescovo in questi 15 anni si è molto dato da fare ha circa decuplicato il clero locale che era pressocchè inesistente prima di lui. Attualmente sono circa 30 i sacerdoti che collaborano con lui per il vicariato apostolico. Il vescovo è un tipo molto alla mano a vederlo non sembra neanche un vescovo (secondo i parametri che abbiamo in Italia)…

San Benito è una zona molto povera anche se è vicino al capoluogo della regione che è flores che è una città tutto sommato ricca. C’è perfino un aeroporto lì vicino.

San Benito è una città con alto rischio di degrado forte è la prostituzione anche minorile. Grande è il consumo di droga, soprattutto di Cocaina. Piccola parentesi ieri nel giornale ho letto che per il Guatemala transitano circa 400 tonnellate di cocaina ogni anno dirette verso gli stati uniti, di queste il 10% ossia 40 tonnellata si fermano in Guatemala e vengono usate dalla gente. Considerando che la popolazione del Guatemala è di circa 12 milioni di abitanti fatevi velocemente il calcolo del consumo…

Il Vescovo vuole che noi tre salesiani ci occupiamo dei giovani e che li educhiamo per farli uscire da certi circuiti. è convinto e del resto è il segreto di don Bosco che con una corretta educazione si possa costituire e costituire una società diversa. Pian piano ci espanderemo per rispondere ai vari bisogni del territorio del resto on Bosco faceva proprio questo guardava queli che erano i bisogni del luogo e con il discernimento e l’aiuto dello Spirito Santo vi rispondeva. Ci sono qualche villaggio ketchi nelle vicinanze ma non sono molti.

Domani l’ispettore volerà a Flores per parlare con il vescovo di tutte le cose da fare e per farsi spiegare meglio il progetto. Lunedì con Shiju andremo ad Alta Vera paz una regione del Guatemala in cui è forte la presenza ketchi. Dove sta Vittorio Castagna (il terzo dell’allegra brigata) e visiteremo una missione impiantata.

Concludo con un racconto ameno che mi è stato raccontato dal segretario ispettoriale per capire la situazione di violenza presente qui: Macchina in coda. Persona sta parlando al cellulare. Si accosta una persona con la motocicletta bussa al vetro con una pistola (al finestrino opposto un complice anche lui in motocicletta e co la pistola) si fa dare ill cellulare e se ne va. In cambio sembra che abbiano molto rispetto per i sacerdoti, ai quali non fanno nulla… è bene girare in clergymen per cui sto valutando l’ipotesi di portarlo più spesso…


Come guardi il mondo cambia il mondo

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images (1)Gli israeliti quando entrarono nella terra promessa, la descrissero come una terra dove scorre latte miele ma nella realtà era una terra desertica. Credo che fosse differente il modo in cui loro la vedevano e la percepivano perchè avevano trovato il posto che aveva dato loro il Signore. Era uno sguardo di fede su quella realtà. Uno sguardo che se guardare oltre il dato meramente empirico ma che si apre alle potenzialità immense inscritte in quella realtà. In questi giorni mi sento un po’ come gli israeliti che hanno trovato la loro terra promessa. Anche qui ci sono problemi ed anche tanti forse molti di più della mia precedente ispettoria, ma vedo tutti affrontarli con il sorriso certi di lavorare nella vigna del Signore e con quell’ottimismo che distingue coloro he sanno che non dipende tutto da loro. Mi stanno aiutando i confratelli del posto che hanno uno sguardo di fede impressionante. Ieri siamo andati a fare una passeggiata ad Antigua la precedente capitale del centro america, a pranzo sono rimasto molto colpito dai discorsi fatti con i confratelli.

L’economo ispettoriale parlando di come si gestiscono le case ad un certo punto ha detto. C’è una cosa che noto le case ce lavorano con i poveri si sostengono da sole arrivano continuamente offerte, mentre le case che al contrario non lavorano con i poveri hanno sempre problemi economici e aggiungeva io da economo questo lo noto molto bene. Del resto è vero che se lavoriamo con il Signore e per Lui non ci farà mncare nulla.

Il segretario ispettoriale, alla mia domanda di quanti confratelli fossero nell’infermeria ispettoriale, mi ha risposto che qui non hanno una infermeria ispettoriale, che se serve mettono accanto al confratello un medico che lo segua. Questa risposta mi è veramente piaciuta tanto, anche perchè è una bella lezione di vita. Questo è il modo in cui si accudiscono i fratelli. Questo è il modo di essere famiglia. Devo ammetere che è stata una bella sberla. A volte se uno non è più produttivo lo si relega in un angolo, questa è la mentalità capitalista e la sua conseguenza. Qui tutti i confratelli lavorano sodo e lavorano tutti.


Un opera salesiana davvero bella

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1280px-Parroquia_La_Divina_ProvidenciaIeri ho visitato una casa veramente bella salesianamente parlando del guatemala.è la casa della divina provvidenza (nome che mi è particolarmente caro). un’opera sociale immensa. Un fiore all’occhiello per tutta l’ispettoria per due motivi:

Il primo è che l’opera è gestita in comunione tra i vari componenti della famiglia salesiana ex-allievi, cooperatori, figlie del divin salvatore (delle suore fndate ad El Salvador). una comunione non solo di intenti ma fattiva e che si percepisce da come parlano, da come scherzano.

La seconda è il tipo di opera che è una scuola professionale che accoglie circa 280 giovani la maggior parte di loro il sabato e la domenica perchè gli altri giorni lavorano completmente gestita dagli exallievi della scuola professionale. Continua a leggere »


dopo una mattinata in visita alle case salesiane e alla capitale

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imagesInizia delinearsi meglio quello che andremo a fare. La prossima settimana andrò a visitare la missione di san pedro dove stà Vittorio. Poi tornerò e andrò nello studentato filosofico per studiare bene lo spagnolo.

Ieri ho visitato le case salesiane ed un poco la città.

La cosa che più mi ha colpito è vedere il colleggio don Bosco, una immensa scuola (1500 allievi) di cui più di 200 totalmente a carico della scuola. Il governo non dà nulla e gli allievi pagano 70 dollari. l’80% è coperto dalle rette ma il restante da offerte di buona gente.in altre scuole pagano fino a 500 dollari… i preside era contento perchè nonostante sia tra le rette più basse, don bosco è tra le migliori 5 scuole del guatemala.Il pomeriggio l’oratorio è aperto al quartiere che è una delle zone piùpovere della capitale. Ho capito cosa si intende per povertà qui. noi la chiamiamo miseria.Non si può descrivere, la devi vedere, forse l’abbiamo vista in qualche film, ma non si pò capire cosa significa dormire in una baracca di lamiera 3 metri per 3 senza averla vista da vicino. Certo se la capitale è così mi domando come è il resto della nazione. Continua a leggere »


Il mio primo giorno a Città del Guatemala

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Tikal_mayan_ruins_2009Passato il primo giorno nella capitale. Ci sono diverse cose che mi colpiscono:

la prima è il senso di comunità che ho percepito durante la messa, noi cerchiamo di rendere le celebrazioni molto solenni e eleate, qui ho assistito invece ad una festa… Alla fine della messa abbiamo festeggiato una Signora che compiva 96 anni, abbiamo messo l’intenzione di preghiera per lei e fatto un grande applauso. Da noi se fai certe cose vieni preso per uno che non rispetta la solennità della Liturgia…

la seconda è il concetto di povertà che è totalmente diverso da quello a cui sono abituato. Con Shiju girndo per le strade della città attorno alla casa salesiana ci siamoo detti che sicuramente sono case povere e di gente molto povera, invece, a detta di un sacerdote del poste sono case di gente benestante.

la terza è la presenza della violenza che sembra essere uno degli elementi più problematici del Guatemala.

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Partita la spedizione: “Il messaggio di Don Bosco è vincente”

downloadA Maria Ausiliatrice, ieri mattina, si è ripetuto il rito della consegna del crocifisso ai missionari salesiani in partenza: 74 religiosi e laici hanno ricevuto il mandato dal rettore maggiore don Pascual Chavez Villanueva, l’avvio della 142ª spedizione missionaria salesiana.

Tante le storie personali riunite nella casa madre della congregazione fondata da Don Bosco, tante e diverse le destinazioni. Il quadro della presenza missionaria salesiana nel mondo è sempre più multiforme: nascono nuove missioni, se ne consolidano altre e «diventa sempre più numeroso il gruppo destinato alla nuova evangelizzazione del continente europeo per il quale è stato avviato nel 2009 il Progetto Europa», spiega don Václav Clement, consigliere generale per le Missioni Salesiane.

Ed evangelizzare i ragazzi europei sarà l’esperienza di don Pedro Ayala, giovane sacerdote salesiano messicano: il rettor maggiore lo ha destinato alla Don Bosco Haus di Amsterdam, dove collaborerà nella formazione di volontari e nel servizio ai giovani in situazioni di pericolo.

E se dall’America Latina si viene in Europa, dal Vietnam si parte per il Bangladesh: Joseph Cosma Dang The Lam andrà ad Utrail, dove i salesiani operano da 2 anni. «Il Bangladesh è una nuova terra di missione – spiega Joseph, 29 anni -, abbiamo molto da fare. Ho cercato di studiare un po’ la cultura islamica e mi sono informato sul paese attraverso internet».
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