dammi il cinque

407628_2891983424642_913453657_nCari amici,
Torno da poco da una settimana di formazione in Costa Rica. Oggi compio cinque anni di sacerdozio. Un grande dono di Dio, del quale non smetto mai di ringraziare e che mi è stato affidato, nonostante la mia piccolezza, le mie debolezze e le mie infedeltà quotidiane.
Ancora è molto forte in me il ricordo di quel giorno. Nella Chiesa di Santa Maria della Speranza, con un calore insopportabile, visto l’orario della messa e visto il giorno dell’anno e soprattutto vista la poca areazione della Chiesa, un giorno caldo soprattutto quello che stavo vivendo dentro. I ricordi si ammucchiavano nella mia testa e quasi non mi lasciavano spazio ai pensieri e esplodevano in lacrime di gioia, che praticamente mi hanno solcato il viso per tutta la celebrazione. Avevo promesso di non piangere, ma rientra tra quelle poche promesse che non sono riuscito a mantenere nella vita.

Un giorno atteso e preparato per anni, con accanto tutti i miei amici, dai quali sono stato accompagnato per le diverse tappe della mia preparazione sacerdotale, con le quali ho condiviso, le mie gioie, i miei dolori, i miei affanni, e dalle quali ho ricevuto molto di quello che oggi sono.
Quel giorno, però, assolutamente non immaginavo che cinque anni dopo, mi sarei trovato in missione, in mondo tanto diverso dal mio, tanto lontano, non solo per la distanza geografica, m per quella culturale. Sempre avevo desiderato partire come missionario, però, molti mi avevano dissuaso, dicendomi che con il bisogno di vocazioni che c’è in Italia, nessuno ti lascerà partire, ma a quanto pare i piani di Dio, sanno superare gli ostacoli degli uomini, e comunque dove mi trovo c’è molta più necessita di sacerdoti che in Italia. Nel luogo in cui io mi trovo siamo trenta sacerdoti per un territorio grande due volte e mezzo il Lazio e che per la maggior parte è selva, per cui per giungere in alcune zone, ci si deve armare di machete e farsi (nel senso più autentico della parola) la strada da solo, con una popolazione di un milione di persone. Sola la parrocchia in cui siamo noi (e siamo fortunati perché siamo in tre) conta 40.000 abitanti secondo le ultime stime del istituto nazionale di statistica.
Come quel giorno 29 di Giugno, nonostante la distanza mi sento attorniato da tante persone che mi vogliono bene, che mi accompagnano con la preghiera, (che ho sempre chiesto, affinché io mi tenga la mano sopra a testa e non possa fare stupidaggini).
In questi due anni di missione, poi, ho imparato ad apprezzare maggiormente il gran dono che ho di servire il Signore come sacerdote, di poter dare il pane della vita vera, quello che dona la speranza di una vita piena, e la consapevolezza di essere amato in maniera unica e speciale da Dio e che ti da la forza per affrontare qualsiasi avversità.
1 Il pozzo dell’acqua “potabile”
2 Il “terreno”… cioè la palude dove sta la nostra chiesetta
3 l’ufficiale giudiziario misurando i confini del nostro terreno
4 la sfarzosa chiesetta di “Bello Horizonte”
Per il resto, in questi giorni mi sto occupando più fortemente della pastorale delle donne della Parrocchia, perché le suore che stavano nella parrocchia e si occupavano di questa pastorale, se ne vanno, perché a causa della diminuzione di vocazione hanno dovuto chiudere un fronte e così hanno deciso di chiudere la casa in Peten. Questa attività è qualcosa di totalmente nuovo, vedremo quello che lo Spirito Santo e le
situazioni quotidiane ci suggeriranno.
È una pastorale, molto forte, vista l’esigenza di seguire tante donne, la maggior parte di loro, abbandonate dai mariti e che hanno due o tre figli da mantenere. Molte di loro, non sono neanche maggiorenni, alcune sono davvero piccole. In Italia si prospetterebbe il reato di pedofilia… Molte di loro hanno perduto completamente l’autostima. Una volta al mese le raduniamo (attualmente nella parrocchia sono presenti cinque gruppi), facciamo un momento di lectio divina e di condivisione sulla parola di Dio, dopo, gli diamo una formazione sopra tematiche legate ai diritti che hanno, alla gestione della casa, (a volte anche molto spicciola) e con chi vuole si insegna alcuni lavori di manualità. Per esempio fare amache, ricamare, fare dolci. Con il ricavato di quello che vendono mandano avanti la famiglia.
Ho avuto anche il problema di dover discutere con un pastore evangelico, che per dispetto, ha costruito su un nostro terreno la sua chiesa evangelica per farci “concorrenza”. La zona del terreno, si trova in uno dei quartieri più poveri della parrocchia (a lato alcune immagini).
Vi chiedo una preghiera per il mio sacerdozio, perché sia sempre a servizio dei tanti poveri che si trovano