Quattro giorni abbastanza ricchi a “El Salvador”. (seconda parte)

2178315831_6e8895fa0bIl giorno successivo abbiamo visitato due case salesiane. Nella prima, una scuola tecnica, abbiamo assistito ad una mostra dei lavori dei ragazzi. Ogni ragazzo presenta un elaborato sia di meccanica, di fisica o di qualsiasi materia del percorso stile college americano, un po’ come si vede nei film statunitensi. Molto ben curato il tutto. È bello come qui puntino all’eccellenza, non si accontentano delle cose, come noi purtroppo a volte diciamo, all’oratoriana.

La seconda è una parrocchia, che è anche la sede del bollettino salesiano locale. Qui le parrocchie fanno un’opera di servizio al territorio molto forte. In una delle case c’è un refettorio per persone anziane che non hanno nulla che serve tutti i giorni sia la colazione e sia il pranzo. Una cosa che mi ha colpito dell’opera è che hanno un centro di comunicazione sociale interno all’opera per comunicare quello che succede nell’opera (dai battesimi agli eventi vari) totalmente gestito dai ragazzi della parrocchia sono circa sette e sono molto in gamba.

Sabato siamo andati a fare visita alla cattedrale dove c’è la tomba di Oscar Romero, una delle persone più grandi della Chiesa Salvadoregna. Un vero gigante della fede.

Per chi non lo conosce è un vescovo di qui, che quando fu ordinato sacerdote era famoso per essere uno molto tradizionalista. Molti dicono che sia stato ordinato vescovo anche perchè non minacciava nessuno e che fosse un semplice topo da biblioteca. Quando, però, diventa vescovo, il contatto con la vita reale della popolazione, stremata dalla povertà e oppressa dalla feroce repressione militare che voleva mantenere la classe più povera soggetta allo sfruttamento dei latifondisti locali, provocano in lui una profonda conversione, nelle convinzioni teologiche e nelle scelte pastorali.

I fatti di sangue, sempre più frequenti, che colpiscono persone e collaboratori a lui cari, lo spingono alla denuncia delle situazioni di violenza che riempiono il Paese.

Il 24 marzo 1980, mentre sta celebrando la Messa nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza, viene ucciso da un cecchino. Nell’omelia aveva ribadito la sua denuncia contro il governo di El Salvador, che aggiornava quotidianamente le mappe dei campi minati mandando avanti bambini che restavano squarciati dalle esplosioni. Il sicario sparò un solo colpo, che recise la vena giugulare mentre Romero elevava l’ostia della comunione. Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, ha inserito quindi Romero nel testo della “celebrazione dei Nuovi Martiri”, : “Il servizio sacerdotale della Chiesa di Oscar Romero ha avuto il sigillo immolando la sua vita mentre offriva la vittima eucaristica”.

All’offerta del corpo di Cristo, ha aggiunto la sua offerta. Una morte degna di un vero seguace di Cristo. Non c’è morte più santa e più degna per un sacerdote.

Il pomeriggio, invece, ci hanno portati a fare una visita nella San Salvador bene, come dicevo sopra, al contrario del Guatemala qui c’è una certa borghesia ed un certo ceto medio, cosa che per esempio in Guatemala manca. Nonostante i due paesi siano molto vicini, sono molto diversi.

Il giorno dopo siamo stati intervistati dal bollettino salesiano per l’ispettoria dell’America centrale. La mia prima intervista completamente in spagnolo.

Un’altra cosa che mi ha colpito di questi giorni è stata la messa con la gente a Ciudadela. Un gesto che mi rimarrà sempre nel cuore è che allo scambio della pace tutti i bambini sono saliti sul presbiterio a dare la pace a noi sacerdoti. È stata una vera e propria invasione, almeno una cinquantina di bambini e ragazzi. Devo dire che è stata una bella invasione… in Italia, forse, non l’avremmo mai fatto. Il presbiterio è un luogo da preservare… ed io ho pensato a Gesù quando diceva: “lasciate che i bimbi vengano a me”.

Altra cosa che mi ha colpito molto è stata la raccolta per le vittime delle recenti alluvioni. Per raccogliere fondi hanno organizzato una gara di ballo di altissimo livello con accademie di ballo, e per entrare a vedere lo spettacolo, uno doveva portare o un vestito o del cibo o qualcosa da devolvere in beneficenza… Fantastico!

Come mi ha colpito molto e mi ha fatto molto piacere vedere che la parrocchia da da mangiare a chi vuole nel pomeriggio (il quartiere ricordo che è tra i più poveri della città), con il risultato che molti mangiano all’interno della Chiesa (per capirci sui banchi della Chiesa). Per me che vengo da un’altra cultura sicuramente è un po’ strano,sembra quasi togliere di sacralità alla Chiesa, ma devo dire che si guadagna in carità…

Infine una notizia che mi ha fatto un po’ male proprio nella settimana in cui nel Vangelo Gesù dice di fare quello che dicono i farisei e gli scribi ma non fare come loro. In uno dei giornali locali veniva riportato che il quotidiano «Die Welt» ha accusato la curia tedesca di possedere al 100% un’editrice che pubblica anche titoli erotici.

la Weltbild, una delle più grandi case editrici tedesche, è posseduta al 100% dalla Curia. Ebbene, nel suo portfolio, non si annoverano solo Bibbie e testi sacri, ma testi sull’esoterismo e la magia o bestseller come Il Codice da Vinci di Dan Brown, mai troppo amato negli ambienti clericali per le sue interpretazioni eterodosse. Dagli ambienti ecclesiastici non è arrivata alcuna risposta. La Weltbild è passata al contrattacco, minacciando azioni legali per diffamazione: le pubblicazioni non sarebbero «pornografiche, ma erotiche e incidono per una quota minima sul bilancio dell’azienda».

L’articolo termina con: All’insegna del vecchio adagio «Predicare bene e razzolare male».

Mentre lo leggevo pensavo a due cose. La prima è che da quando sono qui sono molto meno disponibile a scusare gli errori che commettiamo come sacerdoti. Sono diventato molto intransigente da quando sono qui… Ciò che è sbagliato è sbagliato. Non va difeso solo perchè è fatto da un sacerdote. Ultimamente mi capita di parlare con molte persone di questo. I laici hanno il dovere di farci capire dove e quando sbagliamo… per fortuna non sono io a dirlo. L’ho letto ultimamente in uno degli scritti di uno dei padri della Chiesa di Oriente che dice che i laici hanno il dovere di ammonire i propri pastori quando questi non sono sulla via retta (e ricorda ai laici anche di essere disponibili ai propri pastori). Mi è venuto in mente Giovanni Paolo II quando al Colosseo chiese perdono per i peccati della sua Chiesa, di quella Chiesa che lui amava sopra ogni cosa, di quella Chiesa che gli aveva prosciugato tutte le forze tanto che quando è morto era diventato uno straccio. Di quella Chiesa che aveva servito in lungo e in largo per tutto il mondo.

La seconda cosa a cui ho pensato, è stato don Bosco. Non so se sia vero, non ho mai controllato, ma si dice che quando scrisse la sua storia della Chiesa rischiò di essere messo all’indice perché i suoi testi manifestavano molto lati oscuri della Chiesa. Raccontò tutti gli elementi più scabrosi, alcuni che neanche i protestanti del tempo (e con i quali attaccavano la Chiesa) conoscevano. Mi hanno raccontato che il so libro finisse così: “Se nonostante tutte queste cose, la Chiesa dopo duemila anni continua ad esistere è perché c’è sicuramente qualcosa di più grande di lei che la guida… affezionatissimo in Gesù Cristo. Sac. Gio. Bosco”. Mi ha sempre colpito questo che mi dissero, perché credo che sia profondamente vero. A volte gli scandali che la coinvolgono diventano l’occasione per Dio di purificare la sua Chiesa. Di scrivere dritto all’interno delle righe storte degli uomini. A noi è dato l’obbligo di pregare perché Dio non abbia troppo lavoro da fare…