E se la Pasqua riguardasse un po’ tutti?

Che Pasqua, cristiani o no, sia nel nostro DNA, ce lo dicono le espressioni che usiamo comunemente nel linguaggio quotidiano: “È una quaresima!”; “Finalmente! Alleluia!”, “Il tuo è un bacio di Giuda!”, “Che croce che sei!”, “Questo periodo è un calvario”, “Mettere in croce qualcuno”, “Contento come una pasqua”, “Di questo, se n’è lavato le mani”

Mentre il Natale evoca istintivamente l’immagine di chi si slancia con gioia nella vita, la Pasqua è collegata ad una rappresentazione della vita passata attraverso la sofferenza e la morte, una esistenza ridonata a chi l’aveva perduta. Perciò se il Natale suscita un po’ in tutte le latitudini, anche presso i non cristiani e i non credenti, un’atmosfera di letizia e quasi di spensieratezza e felicità, la Pasqua rimane un mistero più nascosto e difficile da comprendere.

Ma la nostra esistenza, al di là di una facile retorica, si gioca prevalentemente sul terreno dell’oscuro e del difficile della lotta quotidiana con le mille difficoltà che attanagliano i nostri giorni. Penso soprattutto in questo momento ai malati che affollano il fatiscente ospedale di San Benito, a coloro che vivono nel degrado della nostra discarica pubblica, ai tanti bambini e bambine che hanno subito violenze fisiche, psichiche e sessuali e che non sanno a chi comunicare la loro angoscia, alle donne della pastorale della promozione della donna, per cui ogni progresso è una conquista, alle centinaia di migranti che sono passati in questi mesi per il nostro ostello di accoglienza. Penso insomma a tutti coloro che vivono quotidianamente la debolezza e le fragilità umana che tocco con mano e penso alla moltitudine di gente afflitta (che rappresenta probabilmente la maggioranza degli uomini di questo mondo) cercando una speranza che il mondo non è in grado di dare.

Per questo vorrei che in questa Pasqua farvi il mio più sincero augurio di farvi portatori di un invito alla speranza per tutti i sofferenti, per le persone anziane, abbandonate, per tutti coloro che sono curvi sotto i pesi della vita, per tutti gli esclusi dai circuiti della cultura predominante, che è quella che confonde il benessere con il “Ben AVERE”.

Vorrei condividere con tutti voi il senso di sollievo, di liberazione e di speranza che vibra nella Pasqua dalle sue origini ai nostri giorni e che entrasse in tutti i vostri cuori. Come direbbe San Paolo «le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi».

La bellezza dell’annuncio di Pasqua sta tutta nel messaggio di amore che è dato di cogliere anche in tali frangenti. C’è qualcuno che mi ama talmente da farmi sentire pieno di vita anche nella debolezza, che mi dice, «io sono la vita, la vita per sempre». Qualcuno che mi invita a tenere lo sguardo sollevato al cielo, anche quando mi sembra che tutto sia perduto.

È così che la risurrezione entra nell’esperienza quotidiana di tutti i sofferenti, dando loro modo di produrre ancora frutti abbondanti a dispetto delle forze che vengono meno e della debolezza che li assale. La vita nella Pasqua si mostra più forte della morte ed è così che tutti ci auguriamo di accoglierla.

Sperare così può essere difficile, ma mi sembra sia la via che ci permette di non rimanere schiacciati dai mali e dalle ingiustizie di questo mondo.

Una via tracciata da Dio stesso che vuole stare dalla nostra parte e che promette all’uomo la vita per sempre. I nefasti segni di sconfitta che giganteggiano il Venerdì Santo devono inevitabilmente lasciare lo spazio alla gloria della Resurrezione.

Non importa quanto tu possa sentirti stanco oppresso, affaticato dal peso della vita. Non importa quanto tu ti senta La Pasqua è lì a portata di mano perché tu la accolga

Buona Pasqua di speranza

Don Giampiero


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