Notizie nuove dalla clinica…

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Emanuela continua a raccontarci della sua esperienza come medico nella clinica… buona lettura a tutti e un abbraccio don Giampy

10384747_808811912477474_3164888697591002462_normai una settimana è passata dalla mia ultima lettera e sento il bisogno di condividere con voi l’esperienza forte che qui sto vivendo. Quando sono partita sapevo che mi sarei dovuta confrontare con una cultura diversa dalla mia, costruita su valori e costumi differenti da quelli “occidentali”, tuttavia un conto è immaginarlo o sentirlo raccontare, tutt’altra storia viverlo. Vivere con queste persone mi sta mettendo a dura prova, facendomi sperimentare emozioni forti e spesso contrastanti. In questo paese la scala di valori e’ molto differente dalla nostra e credetemi se vi dico che sto facendo davvero una grande fatica a cercare di capire il perché di certi comportamenti che qui sono considerati normali. Voglio iniziare però il mio racconto dalle cose positive. Un grande valore che sto riscoprendo qui e che in Italia credo abbiamo un po’ perso è quello dell’accoglienza. Qui accogliere non è solo dare ospitalità ma farsi carico di tutti i problemi e di tutte le esigenze che la persona presenta. Non è semplice da capire e all’inizio anch’io ho fatto un po’ di fatica. A San Benito don Giampiero mi ha fatto ospitare da una famiglia della parrocchia, una coppia con 2 bimbi bellissimi di 13 e 11 anni. Loro non solo mi ospitano, mi puliscono ogni giorno la camera, mi lavano i vestiti, mi preparano pranzo cena e colazione, mi accompagnano ovunque io necessiti di andare e a qualunque ora. Mi hanno pagato l’ingresso a Tikal, l’antica città dei Maya, pagandomi una guida personale in italiano e l’ingresso al cinema del paese. I miei dall’Italia mi hanno sgridato perché in effetti sembra un po’una approfittazione. Così ho preso coraggio e sono andata a parlare col papà per dirgli che non c’era bisogno di tutta questa premura. Lui mi ha guardata un po’ perplesso e mi ha detto: ” Ema tu sei venuta qui a prestare un servizio ai poveri del mio paese, quello che io faccio è per me un piccolo modo per poter partecipare al tuo servizio. Anch’io prendendomi cura di te posso essere d’aiuto ai più poveri.” Ecco queste parole mi hanno aperto il cuore e mi hanno fatto capire, capire di non essere sola. Si, forse dall’Italia sono partita sola ma qui il Signore mi ha messo vicino delle persone meravigliose che stanno partecipando con me alla mia missione e che mi aiutano come solo un papà e una mamma possono fare.
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Testimonianza di Emanuela

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10308565_808807769144555_8425121302140571686_nLa nostra famiglia si allarga sempre di più… in questi giorni abbiamo la fortuna di avere tra noi Emanuela Olmetto, una ragazza del movimento giovanile salesiano, laureata in medicina, che viene a stare con noi per un mesetto… spero sia la prima di una lunga serie di persone che vengano a condividere la nostra vita…
C’è una cosa che mi ha colpito parlando in questi giorni con lei… ad un certo punto mi ha chiesto se non mi demoralizzamo e se mi sentissi impotente difronte a tutto quello che lei vedeva… non ci avevo mai riflettuto, non ci avevo mai pensato. No, mi sento tutt’altro che impotente, io salvo tutti i giorni vite umane.

Vi allego i suoi primi pensieri dopo una settimana di permanenza con noi Continua a leggere »


Una candela un po’ più grande del solito

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Il bello delle celebrazioni tra la gente povera è la possibilità di riscoprire l’essenza della Liturgia e di poterla apprezzare nel senso profondo che ha. Il Sabato Santo ho celebrato la notte della vigilia in un villaggio, quello della Cobanerita, che mi attendeva trepidante, perchè da quando il parroco si stà occupando del villaggio, come dicono loro li ho un pò abbandonati… Per me è sempre una gioia condividere l’Eucaristia con loro.  

Mentre andavamo in processione con il cero pasquale dal luogo del falò alla Chiesa, si avvicina un ragazzino, avrà avuto un cinque o sei anni al massimo e mi chede: “Padre dove ha comprato una candela così grande, e quanto l’ha pagata? Deve esserle costata davvero tanto“. 

Io lì per lì ho ridacchiato un pò, in fondo aveva ragione… era solo una candela un po’ più grande… poi ho approfittato a partire dalla candela, che loro hanno nelle loro case come unica illuminazione per spiegargli che oggi facevamo una festa grande alla Persona che ha portato la luce nel mondo e che quel candelone (spero di non essere troppo dissacrante) che stavo portando lo rappresentava per tutti noi. Era la prima volta che si celebrava la Pasqua nel villaggio chissà che altro avrà pensato di quello che stavamo facendo. Suggestivo è stato il momento in cui la gente è entrata nella chiesetta, e ha deposto sotto l’altare le proprie candele (vedi foto) io ci ho visto il loro impegno a far brillare la luce di Cristo nella loro vita e nel mondo. Continua a leggere »


Un abbraccio che vale molto più di mille parole

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221820_538885156136819_1327415228_nCi sono gesti che fanno bene al cuore. Il primo gennaio, la comunità del villaggio della Cobanerita, mi chiede di celebrargli la messa alle 7 della sera. Devo dire che il mio primo pensiero è stato: “Rifiuto. È troppo tardi e le vie che conducono al villaggio sono abbastanza pericolose, per non parlare del fatto che il cellulare lì non prende per cui se mi succede qualcosa, chi mi va a ritrovare”. Però la mia incoscienza ed il desiderio di accontentarli hanno preso il sopravvento, ed alla fine ho deciso di andare lo stesso. Le vie di notte non sono molto sicure e comunque a quell’ora è davvero un azzardo, ma confido nella Provvidenza.

Il viaggio di notte, non è cominciato proprio bene. Lungo la strada ho trovato una persona ammazzata (Una macchina aveva investito un ragazzo che andava in moto, e che purtroppo è anche il figlio di una nostra catechista, e se ne era andata, lasciandolo li morente). La polizia prima di permettere di passare alle auto, ci ha fatto aspettare più di un’ora. L’oscurità, inoltre, non ha facilitato il trovare la strada giusta.

Arrivato lì, mi sono scusato per il ritardo, e ho spiegato le motivazioni. Ho celebrato l’Eucaristia con la gente. Alla fine della messa, il responsabile della cappella, ha chiesto a tutti di darmi un abbraccio, come augurio per l’anno a venire e per ringraziarmi di tutto quello che avevo fatto durante l’anno. Così si sono messi tutti in fila come per fare la comunione per abbracciarmi. Il gesto mi ha fatto pensare che, se prima avevano fatto la comunione con il Signore ora la stavano facendo con il loro sacerdote e che erano felici di averlo con loro. Chissà se anche nelle nostre chiese in Europa si possa fare lo stesso… Sono convinto che anche nell’altre parte del mondo certi gesti sarebbero apprezzati… Continua a leggere »


Ritornando in Guatemala

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Cari amici,

è passato quasi un mese da quando ci siamo salutati ed il ricordo è ancora vivo e forte in me. Tornando, mi aspettatva un bel po’ di lavoro arretrato… Le attività si sono succedute ad un ritmo impressionante ed ora che ho un attimo di tempo approfitto per farvi i miei auguri di Natale raccontantovi come ci si prepara qui al Natale.

1512641_698665983492068_397657099_nAppena arrivato abbiamo fatto un ritiro con la cooperativa di artigiani della nostra parrocchia.Costruiscono utensili vari in legno… Quest’anno siamo riusciti con le varie vendite che hanno fatto (soprattutto negli stati uniti) a raccimolare quasi 14000 quetzal per ogni famiglia. Non è neanche il soldo minimo, ma unito con il lavoro in campagna e qualche altro lavoretto che sono riusciti a trovare qua e la siamo riusciti a far vivere decentemente circa una trentina di famiglie. Il regalo di Natale più bello per la nostra parrocchia.

Il ritiro è durato due giorni. Sono state giornate abbastanza piene, la prima in cui hanno fatto un esame del lavoro di tutto l’anno, mentre il giorno seguente è stato più ritiro spirituale, culminato con l’Eucaristia. Io gli ho ricordato, che fanno lo stesso lavoro di San Giuseppe e che devono invocarlo come protettore. Loro si sono sentiti davvero orgogliosi di questo, e non finivano di ripeterlo terminata la messa. Davvero basta poco, per fargli sentire che valgono davvero tanto…

Abbiamo terminato con il pranzo e lo scambio di auguri ed a ogni famiglia si è regalato un cesto di Natale. Continua a leggere »


Ritorno a peten

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presepe-storia1Carissimi amici,

mi ero ripromesso di scrivere, prima di partire, due righe per ringraziare tutti, ma non ci sono riuscito. Ci ho riprovato quando sono arrivato in Guatemala, ma non ci sono riuscito ugualmente… così vi scrivo nella prima Domenica di Avvento, occasione per condividere le tante emozioni che mi porto nel cuore dopo il ritorno in Italia. Vi scrivo con il cuore in gola, per  le giornate passate insieme, anche se molto di corsa… Vi ringrazio, per l’affetto che mi avete dimostrato e mi scuso con tutti quelli a cui non ho potuto (per ragioni del poco tempo di cui disponevo) dare il tempo necessario. I giorni sono davvero volati.

Vi faccio una confidenza: devo ammettere che questa volta la partenza è stata un po’ più dura. La prima volta che sono partito, chiaramente c’era l’entusiasmo del nuovo, che attutiva la sofferenza per il distacco, con tutte le persone con cui sono cresciuto. La prima volta che partii, mi dicevo dentro di me. Signore, stavolta ho davvero lasciato tutto per te. Cambio nazione, continente, vado in un paese che non conosco per niente, né nella lingua e né nei costumi, lascio i miei parenti e i miei amici, ma mi voglio fidare come sempre di te. Questa volta parto sapendo quello a cui vado incontro. Due anni fa, c’era un po’ di incoscienza… Ma come ben sapete i due anni che ho vissuto in centro America, sono stati bellissimi. Del resto Dio non delude mai e sono convinti che anche i prossimi due saranno fantastici. Mentre stavo sull’aereo ho ripensato ad una canzone un po’ vecchia: “Esci dalla tua terra”. La strofa fa: Abramo non andare, non partire, non lasciare la tua casa, cosa speri di trovar? La strada è sempre quella, ma la gente è differente, ti è nemica, dove speri di arrivar? Quello che lasci tu lo conosci, il tuo Signore cosa ti dà? Un popolo, la terra, la promessa. Parola di Jahvè” Cioè tutto quello che ti serve…e la felicità. Continua a leggere »


Intervista all’animazione missionaria dell’ICC

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Si trova in Italia Don Giampiero De Nardi, cresciuto salesianamente nella nostra Circoscrizione e attualmente missionario a San Benito Peten in Guatemala. Volentieri ha rilasciato una intervista, così da condividere con noi la sua esperienza.

Innanzi tutto racconta qualcosa sul contesto nel quale ti trovi a vivere.

La regione in cui opera la parrocchia è rimasta molto abbandonata, la maggior parte della regione è priva di strade di comunicazione praticabili. I giovani e non giovani conoscono il grande esodo verso la capitale per accedere agli studi superiori e all’università e/o in cerca di lavoro. Molti scappano per gli Stati Uniti in cerca di fortuna, rischiando la vita nella traversata o di essere presi dalla polizia e rimandati in patria. I poveri hanno poco accesso ai servizi di base come igiene, sanità, acqua, elettricità, e scuole che preparino professionalmente. L’alimentazione è molto povera e poco variegata (fondamentalmente riso, faggioli e tortillas di mais), ma non tutti hanno il sufficiente. La gente vive perlopiù di commercio e di agricoltura, ma fatta in forma molto rudimentale.

Il traffico di droga sta crescendo esponenzialmente e ha raggiunto livelli preoccupanti. Esistono zone della regione completamente in mano ai narcotrafficanti.

Un problema che è al tempo stesso una risposta alla povertà è l’emigrazione verso gli Stati Uniti. Questo fenomeno è complesso e influenza la realtà familiare e sociale, perché porta le persone alla separazione temporanea o permanente dai propri cari, il contatto con altre esperienze culturali, con i nuovi valori e stili di vita. Non poche volte chi va a vivere negli Stati Uniti, si crea un’altra famiglia, creando disintegrazione nella famiglia di origine. Petén è, anche un importante, nodo di transito di molti migranti provenienti da tutto il Centro America.

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Ritorno a casa

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Sono già passati due anni, e così posso ritornare in Italia.

Da un lato non vedo l’ora di poter riabbracciare i tanti amici che mi stanno accompagnando con la preghiera, con la squisita amicizia e con aiuti economici (che come dire sempre più che utili), dall’altro risuonano in me le parole di una delle madri che accompagniamo con la pastorale della donna :«padre ora te ne vai e chi si occuperà di noi?».

Non che senza di me, le cose non continuino, però in un paese in cui la guerra civile ha fatto stragi, ed ha distrutto i tessuti familiari, le relazioni e qualsiasi punto fermo, avere semplicemente una persona che ti saluta e ti sorride, è un bene prezioso. «Padre, con te abbiamo confidenza» mi ripetono spesso, ed è duro guadagnarsi la confidenza (non sembra di stare in un paese latino americano). Lo vedi anche nei bambini che quando arrivo, si illuminano e iniziano a sorridere. Giochiamo ad acchiapparella, e sono felicissimi, ma all’inizio neanche mi salutavano. Ora al momento della pace, vengono tutti sull’altare e mi vengono a dare la pace e mi dicono le mamme che quando non vengo io a celebrare messa e viene un altro sacerdote, sono tristi perché non sono venuto io. Non credevo che la guerra potesse segnare così indelebilmente il cuore di un bambino.

Li lascio per un po’, anche perché ho bisogno di staccare la spina, riposarmi, perché la missione ti risucchia, ma non vedo l’ora di tornare da loro.


Dalla poesia alla vita concreta

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Ci sono versetti della Bibbia, che ti rimangono impressi più di altri, ci sono alcuni passi del Vangelo che sono pura poesia: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt. 25,35-36).

Come cristiano non so se posso dire di aver vissuto concretamente nella mia vita questo passo del Vangelo, anzi onestamente devo dir che l’ho vissuto molto poco. Come sempre ci pensa il Signore e il luogo in cui mi ha mandato a convertire il mio cuore e ad aprirlo al suo messaggio così mi mette davanti le situazioni concrete dove praticarlo… e la poesia del Vangelo si trasforma in persone concrete e purtroppo (o per fortuna per me) in dure lezioni di vita.

Ero malato e mi avete visitato

Un gruppo della parrocchia tutti i martedì, i giovedì e i sabato alle nove della notte va nell’ospedale comunale e distribuisce gratuitamente alla gente che rimane a fare la notte ai malati, caffè, un dolcetto, o una bevanda a base di latte caldo e mais (Atol). I bambini del reparto di pediatria non vedono l’ora che arriviamo, loro sono gli unici che possono bere il l’Atol e mangiare il dolcetto, gli altri malati sono sotto regime di dieta. Continua a leggere »


Un gesto che vale più di mille parole

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992835_617652661593401_1679837602_nIn questi giorni ho preparato il rendiconto economico della parrocchia degli ultimi tre mesi. Un po’ per sensibilizzare la gente alle spese vive della parrocchia che purtroppo sono ancora più delle entrate ed un po’ per dare un segnale di trasparenza. Ho così consegnato una busta da lettera con dentro il rendiconto ed una piccola lettera che invitava a riconsegnare la busta con dentro un’offerta.

L’altro giorno, durante una delle riunioni con la pastorale della donna, mi si avvicina una di loro (mamma, di tre figli, abbandonata dal marito, che vende cibo per la strada. La parrocchia la aiuta con una borsa di studio per uno dei figli, per permettergli di mandarlo a scuola), e mi consegna la busta con l’offerta anche lei. La mia prima reazione è stata quella di non accettarla, pensando che di quei soldi aveva più bisogno lei, ma lei mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto :« Padre, questi sono i risparmi che ho racimolato questo mese, per poter anche io contribuire alla parrocchia. La parrocchia mi ha sempre aiutato e non solo economicamente, mi ha insegnato a credere in me stessa, quando credevo che la mia vita non valesse più nulla, a lottare per i miei figli e per la mia famiglia, è stata per me, la mia unica famiglia e in una famiglia si collabora, con quello che uno può. Non disprezzi il mio sforzo». Avrei voluto piangere. I poveri mi sanno sempre sorprendere.

La sera ho aperto la busta e ci ho trovato 50 quetzal (5 Euro circa, ma in pratica come se fossero 50 Euro). I poveri sanno sempre essere generosi emi è venuto in mente il gesto della vedova del vangelo, che getta nel tesoro del tempio due spiccioli, e Gesù la cita come esempio immortalandone per i secoli il gesto, facendo vedere ai discepoli, che lei aveva messo di più di tutti perché aveva messo quello che gli serviva per vivere. Continua a leggere »


dammi il cinque

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407628_2891983424642_913453657_nCari amici,
Torno da poco da una settimana di formazione in Costa Rica. Oggi compio cinque anni di sacerdozio. Un grande dono di Dio, del quale non smetto mai di ringraziare e che mi è stato affidato, nonostante la mia piccolezza, le mie debolezze e le mie infedeltà quotidiane.
Ancora è molto forte in me il ricordo di quel giorno. Nella Chiesa di Santa Maria della Speranza, con un calore insopportabile, visto l’orario della messa e visto il giorno dell’anno e soprattutto vista la poca areazione della Chiesa, un giorno caldo soprattutto quello che stavo vivendo dentro. I ricordi si ammucchiavano nella mia testa e quasi non mi lasciavano spazio ai pensieri e esplodevano in lacrime di gioia, che praticamente mi hanno solcato il viso per tutta la celebrazione. Avevo promesso di non piangere, ma rientra tra quelle poche promesse che non sono riuscito a mantenere nella vita.
Un giorno atteso e preparato per anni, con accanto tutti i miei amici, dai quali sono stato accompagnato per le diverse tappe della mia preparazione sacerdotale, con le quali ho condiviso, le mie gioie, i miei dolori, i miei affanni, e dalle quali ho ricevuto molto di quello che oggi sono. Continua a leggere »


Mese di Maggio

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ImmagineUn “caloroso” saluto da San Benito. So che in Italia ancora non è arrivata la primavera… qui in cambio la temperatura è fissa ai 40 gradi. Stiamo aspettando la stagione delle piogge!!! Nel frattempo le attività si susseguono a ritmo vertiginoso.
Il 12 Maggio abbiamo fatto il ritiro per i ragazzi che si preparano per la cresima. Sono “appena” 79 e molti di loro già stanno cominciando a impegnarsi concretamente nella parrocchia (molti di loro sono già animatori dell’oratorio).
Il 19 maggio, giorno di Pentecoste, abbiamo festeggiato in maniera solenne la nascita della Chiesa, con una grandissima festa, che ha coinvolto tutti i fedeli della parrocchia. Abbiamo cominciato con una camminata, diciamo una processione, dall’ospedale della città.
Arrivati alla parrocchia, abbiamo celebrato la messa e finita la celebrazione i vari quartieri hanno presentato un numero (chi un ballo folklorico, chi un canto, chi una piccola scena teatrale).
Terminato lo spettacolo, c’è stata una piccola lotteria e a seguire il pranzo in parte offerto dalla parrocchia ed in parte offerto dalla gente. Continua a leggere »


alcune riflessioni a partire dal papa

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papa-francesco_h_partbLeggevo un articolo del corriere della sera sull’incontro del papa con i seminaristi e i novizi di Roma. Il suo predicare (e non solo con la parola, ma soprattutto con i fatti) l’essenzialità e la radicalità evangelica è senza dubbio un gran dono per la Chiesa. L’articolo riportava vari elementi che mi hanno fatto pensare. Ma quello sulla povertà dei mezzi ha acceso in me grandi emozioni. Un papa che non ha paura di denunciare le strutture vecchie e inadeguate della Chiesa (che non ha paura di fare cambi nello IOR), che invoca il cambiamento. Sentir dire al papa: «A me fa male quando vedo una suora o un prete con la macchina ultimo modello. Non si può andare con auto costose. La macchina – ha spiegato – è necessaria per fare tanto lavoro, ma prendetene una umile. Se ne volete una bella pensate ai bambini che muoiono di fame».

Il gusto dell’essenziale e della povertà evangelica era un desiderio che avevo molto forte in Italia, e che molto spesso è stato disatteso o da alcuni confratelli totalmente incompreso. Molti confratelli l’hanno spesso mal interpretato, a volte facendomi quasi credere che fossi sbagliato. L’arrivare in terra di missione, mi ha permesso di vivere e realizzare questo desiderio. Gli stessi vescovi sono un esempio di sobrietà nel vestire e in quello che possiedono, non è una prerogativa solo del papa. In questa parte del mondo il contatto con la miseria della gente, ha fatto in modo che i sacerdoti e i vescovi non cadessero in un borghesismo molto lontano dall’ideale evangelico.

Per il resto. La vita in Peten procede, come procede l’attività oratoriana. Sono una trentina i ragazzi che ora frequentano stabilmente l’oratorio la domenica, mentre almeno altrettanti vengono non costantemente (una domenica si e una no…). Ad Agosto parte il primo campionato. Non sono molti, ma visto che il quartiere è tra i più violenti, è già molto che le mamme gli permettano di venire… per me è già una gran conquista.

Con una donazione che mi è stata fatta per i bambini dei villaggi ho potuto comprare alcuni giocattoli per la festa patronale del villaggio. È stato bello vedere gli occhioni felici di tanti bambini che davvero con poco possono essere felici, che si accontentano con poco.

Infine, sono stato alla prima riunione di pastorale della donna… Diciamo la versione cristiana del movimento femminista… La Chiesa del Petén cerca di accompagnare le donne (soprattutto le madri abbandonate) a riscoprire la loro dignità, i loro diritti e il loro valore. È un lavoro lungo, soprattutto psicologico, ma anche di formazione personale. Le si insegnano vari lavori manuali con i quali possono produrre varie cose per poi rivenderle. Attualmente nella parrocchia sono più di 200 mamme che seguo in vari gruppi. Abbiamo una riunione mensile, dove facciamo un po’ di formazione personale e a seguire le si insegna alcuni lavori di artigianato o di cucina… mi sono impegnato ad insegnarle a fare pizza… La cosa di cui più ringraziano è di averle fatte riscoprire il loro valore come persona, di poter parlare liberamente in pubblico. Per me erano cose molto scontate, ma qui siamo indietro di molti anni…

Vi mando un abbraccio di cuore.

Don Giampy


Il nostro primo Oratorio!!!

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179726_606152776076723_610665040_nIn questi giorni sono successe diverse cose belle che condivido con tutti voi. La più bella tra tutte, è senz’altro l’apertura dell’oratorio. Finalmente, la nostra parrocchia ha un suo oratorio. Un primo sogno che si realizza: possiamo finalmente offrire uno spazio di crescita e di condivisione ai giovani e ai bambini della parrocchia. Per ora l’oratorio è solo domenicale e solo per tre ore, perché non possiamo permetterci di più, non avendo animatori ed essendo io impegnato in molte attività, però intanto diamo un segnale forte di attenzione ai più piccoli, che di solito sono sempre i più dimenticati. Abbiamo aperto l’oratorio nel quartiere di Vista Hermosa, uno tra i più poveri e come al solito più violenti della parrocchia, il sogno è di aprirlo in tutte le cappelle della parrocchia (ci sono altre zone che lo necessitano, però sono troppo pericolose). È un oratorio un po’ particolare…. ogni bambino potrà scegliere cosa fare: se ricevere recupero scolastico (spagnolo, matematica e scienza… più avanti speriamo di poter dare anche inglese… ma già se sapessero parlare lo spagnolo non sarebbe male) o entrare nel piccolo gruppo di danza folklorica o di giocare a calcio o apprendere a cantare o a suonare uno strumento musicale. Nell’oratorio vogliamo creare uno spazio organizzato in cui rispondere davvero ai bisogni dei ragazzi del territorio, che soprattutto lamentano di preparazione scolastica, ma anche di diversione.
Domenica 7 di Aprile alle 2 del pomeriggio ci siamo radunati con gli animatori (un po’ alle prime armi, ma molto volenterosi) e con una quarantina di bambini per dare il via ai giochi organizzati, che si sono protratti fino alle cinque, abbiamo concluso la giornata con la buonanotte e con un Ave Maria… si dice che don Bosco abbia iniziato tutto con essa, tutta la sua opera, mi sembrava giusto fare lo stesso. Essendo il giorno di apertura ufficiale, è stata principalmente una festa. Sinceramente, non mi aspettavo che venissero tanti bambini per essere la prima volta, ed in una zona in cui i bambini fanno difficoltà a muoversi da soli o a radunarsi, inoltre i guatemaltechi sono diffidenti per natura. Vi posso assicurare che vedere i volti di quei bambini sorridere, facendo cose molto semplici (corse con i sacchi o staffette) mi ha riempito il cuore. Continua a leggere »


Quaresima e digiuno … riflessioni dalla missione

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1959665_10203463507014302_716641908_nParlare di digiuno in Quaresima ha tutto un altro effetto, quando chi ti circonda, lo fa tutti i giorni e non per sua volontà, parlare di astinenza dalla carne, a chi la carne la mangia, se va bene, una volta al mese, è qualcosa di realmente imbarazzante, almeno personalmente. Approfitto per condividere le riflessioni che mi sono scaturite dal cuore, in questi giorni, mentre anche io praticavo il mio di digiuno.

Il digiuno può essere un lusso per chi se lo può permettere. Milioni di persone, lo praticano ogni giorno, e senza desiderarlo, senza volerlo, solo per aver avuto la sfortuna di essere nate in una zona del mondo nella quale la miseria e la fame fanno da padrone. Gesù avverte che la pratica del digiuno è vuota e può facilmente divenire una sorta di sforzo personale, mentre ci chiede di sentirci solidali con i nostri fratelli, di crescere nella misericordia. Il vero digiuno è quello che mi porta a sentirmi partecipe della vita di chi è più sfortunato di me.

Quando ero in Italia mi capitava spesso di ascoltare molti sacerdoti che invitavano a sostituire il digiuno fisico, con il digiunare dalle cose che più ci piacciono, così da purificarci da esse. Oggi non mi sento di condividere più questa visione. Oggi, penso che sia importante digiunare, e farlo sul serio, almeno una volta all’anno, mangiare un solo pasto, per provare sulla propria pelle quello che provano ogni giorno milioni di miei fratelli in tutto il mondo. Continua a leggere »


Piccole lezioni di vita

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734662_538883446136990_335130694_nCi sono alcune cose alle quali uno non si abitua mai, e ci sono cose dalle quali riceve sempre insegnamenti per la vita. Una di queste per me, è il contatto con i poveri, che ogni giorno mi danno concrete lezioni di vita. Domenica scorsa sono stato a celebrare nel villaggio chiamato Belen (Betlemme). È il villaggio più piccolo e più povero, ci vivono solo contadini. La comunità anche è molto piccola, pochi sono i cristiani cattolici, in balia della moltitudine di sette pseudo-evangeliche, che gli rubano solo i soldi.

Terminata la messa, mi hanno accompagnato nella casa, del catechista della comunità (un po’ il responsabile dell’intera comunità cristiana) e mi ha offerto il pranzo. Il pranzo è consistito in un piatto di fagioli e “tortilla” di mais (la tortilla è una specie di focaccia di mais e si usa un po’ come da noi il pane). È bello vedere come i poveri sappiano condividere anche quel poco che non hanno… Quello che però più mi ha fatto sentire un verme, è che ero l’unico a mangiare i fagioli, loro si sono accontentati di magiare solo le “tortilla”. Al padre sempre gli si offre il meglio di quello che uno ha nella casa, è una forma di rispetto e soprattutto di cortesia per l’ospite, però, ti dà l’idea di cosa possano mangiare loro. Da quanto sono in missione sto cercando di evitare di “sfruttare” e di usufruire di quei privilegi che la gente mi da in quanto padre. Non rifiuto mai, perché sarebbe un’offesa per loro, ma cerco di non mettermi in condizione di approfittare e cerco di utilizzare la vita e le risorse di cui dispongo solo per i poveri, evitando di perdere tempo. Don Bosco diceva che fin l’ultimo respiro sarebbe stato dei suoi ragazzi, questo credo era il suo modo di vivere la povertà. Continua a leggere »


Buona festa di don Bosco anche se in ritardo

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downloadVi aggiorno sulle cose che sono capitate qui in Peten. Stiamo iniziando poco a poco l’attività. Abbiamo iniziato a celebrare un volta alla settimana in ognuna delle cappelle della parrocchia. La gente non può raggiungere il centro per via delle distanze e del fatto che non ha mezzi di locomozione. Due volte al mese vado a celebrare in ognuno dei tre villaggi che appartengono alla parrocchia.
Abbiamo festeggiato don Bosco con una novena di preparazione. Domenica 27 abbiamo invitato il vescovo a presiedere la messa, a seguire nella parrocchia con padre shiju i ragazzi hanno organizzato giochi per i bambini, mentre io sono andato a celebrare nei villaggi dove abbiamo proiettato il film di don Bosco. Ai ragazzi che hanno partecipato ai giochi abbiamo offerto il pranzo. Non sempre possono avere un pasto decente ed una volta all’anno (per don Bosco) si può fare. Il 31 di gennaio alle 5:00 di mattina abbiamo fatto la cantata a don Bosco, seguita da colazione a base di caffè e tamales
La sera abbiamo celebrato la messa solenne e sono venute molte persone, molte di più di quante immaginavamo, per fortuna che avevo fatto fare un paio di torte in più da distribuire alla gente.
La gente un po’ alla volta si sta affezionando a don bosco e alla comunità salesiana lo vediamo dalla generosità che manifestano, non hanno molto, però lo condividono volentieri con noi.
In questi giorni sto davvero facendo l’esperienza della Provvidenza del Signore. Mi arriva quello che necessito per pagare le bollette o le cose da comprare. Le torte e la bevanda che avevo promesso di distribuire alla gente il giorno del 31, si sono praticamente pagate da sole. Un sacco di persone che con piccole offerte 10, 20 quetzal (1, 2 Euro) hanno praticamente pagato il dolce mentre altre persone mi hanno regalato succhi e bevande da distribuire. È propri vero che i poveri condividono con molta più facilità di quanto si possa credere e che Dio non fa mancare nulla a chi lo serve.
Oggi ho la prima riunione per preparare il nascente oratorio, non ho ancora ne il terreno ne il luogo dove iniziare, ma don Bosco ha avuto lo stesso problema, per cui non mi preoccupo più di tanto
Un abbraccio a tutti e continuate a pregare per me e per la mia comunità
È disponibile il sito della parrocchia su facebook:

www.facebook.com/ParroquiaSanBenitodePalermo?ref=hl dove potete trovare le nostre avventure i nostri commenti e soprattutto le foto e i video delle nostre attività


DICHIARAZIONE DI GUERRA

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Dichiaro guerra agli egoisti del cuore,
che difendono a tutti i costi la loro felicità personale e non vedono lo stesso diritto in chi sta loro vicino
Dichiaro guerra ai maliziosi,
che vedono sempre un secondo e terzo fine nelle cose e nelle persone e fanno di tutto per scovare i difetti e gli errori degli altri.
Dichiaro guerra agli esperti di pessimismo,
che sanno sradicare immediatamente ogni piccolo germoglio di bene e di speranza con la facile visione negativa delle cose.
Dichiaro guerra ai super-convinti delle loro idee,
che si impongono e vogliono schiacciare coloro che sono invece sempre un po’ in ricerca e con sempre qualche domanda aperta…
Dichiaro guerra a coloro che se ne stanno beatamente in pace mentre qualcuno vicino non è in pace, mentre non c’è pace nella famiglia accanto, nella nazione vicina…
…e mentre dichiaro guerra mi accorgo che il primo nemico da combattere sta proprio vicino in me, dentro di me. La guerra sarà davvero dura e richiederà sofferenza, ma non posso tirarmi indietro e gettare le armi.
Da quando Gesù è apparso nella mangiatoia di Betlemme, è iniziata la guerra all’egoismo, alla freddezza di cuore, alla cattiveria…
E la fragilità umana del bambino-Dio deposto nella culla è l’arma migliore che è data anche a me.
Armiamoci dunque di umanità vera, e partiamo… la vittoria della pace è vicina! Felice Anno nuovo a tutti


Caro Bambino Gesù

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maria2Caro Bambino Gesù, ora che di nuovo nasci bambino sulla Terra,  ti voglio avvisare:

Non nascere in Europa:

ti metterebbero solo solo davanti alla Tv

riempiendoti di pop corn e merendine

e ti educherebbero a essere competitivo,

uomo di potere e di successo,

e a essere un «lupo» per altri bambini

semmai africani, latinoamericani o asiatici.

Non nascere nel Nord America:

ti insegnerebbero che sei superiore agli altri bambini,

che il tempo è denaro,

che tutto può essere ridotto a business, anche la natura,

che ogni uomo «ha un prezzo»

e tutti possono essere comprati e corrotti;

e ti eserciterebbero a sparar missili e a fare embarghi

che tolgono cibo e medicine ad altri bambini.

Non nascere in Africa:

ti capiterebbe di nascere con l’aids

e di morire di diarrea, ancora neonato

oppure di finire profugo in un Paese non tuo

per scappare a delle nuove stragi degli innocenti.

Non nascere nell’America Latina:

finiresti bambino di strada oppure ti sfrutterebbero

per tagliar canna da zucchero o raccogliere caffè e cacao

per i bambini del Nord del mondo

senza mai poter mangiare una sola tavoletta di cioccolato.

Non nascere in Asia:

ti metterebbero «a padrone» lavorando

quattordici ore al giorno

per tappeti oppure scarpe, palloni e giocattoli

da regalare… a Natale… ai bambini del Nord del mondo,

e tu andresti scalzo e giocheresti a calcio

con palloni di carta o pezza o peggio ancora

potresti nascere per essere sfruttato sessualmente.

Ma soprattutto non nascere di nuovo in Palestina:

alcuni ti metterebbero un fucile, altri una pietra in mano

e ti insegnerebbero a odiare i tuoi fratelli… di stesso Padre:

gli ebrei, i musulmani e i cristiani.

Caro Bambino Gesù, a pensarci bene

il Natale ci vieni a ricordare

che tu nasci continuamente in tutti questi posti

e che non possiamo starcene con le mani in mano … ci viene a ricordare

che le ingiustizie che ogni giorno si compiono in tutto il mondo

sono frutto di un cuore che non ti ha ancora incontrato

Allora vieni e torna a nascere ancora nei cuori di ognuno di noi

e fa che ci impegniamo per un mondo migliore

un modo in cui ogni bambino che nasce

possa realizzare il suo essere figlio di Dio!!!

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Si avvicina il Natale

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imagesTermina un altro anno, si avvicina un’altra festa di Natale; a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, nell’anno della fede, c’è una domanda decisiva che possiamo e dobbiamo porci: quest’anno siamo stati capaci – nonostante limiti, incertezze e contraddizioni – di riavvicinarci al Vangelo e di riavvicinare il Vangelo agli uomini e alle donne di oggi con la nostra vita?

La fedeltà allo spirito del Natale ci insegna a vivere e a narrare il cristianesimo sotto il segno della misericordia e della carità. Nella parabola del buon samaritano a chi gli chiedeva chi è il mio prossimo, Gesù risponde fatti prossimo di chi soffre.

‎Diceva Mons. Tonino Bello: “Siete credenti per la Fede, sarete credibili per la Speranza, ma sarete creduti soltanto per la Carità che testimoniate”. Solo se sapremo preferire la “medicina della misericordia e della carità” alla “verga del castigo e del giudizio” potremo dare un messaggio affascinante per il mondo. Solo così saremo capaci di comprendere e di raccontare i tratti di un Gesù, Signore della storia, che si fa bambino, che si rende piccolo e insignificante, che si fa debole, che si rende vulnerabile tanto da poter terminare la sua avventura sulla terra per colpa di Erode, già a solo due anni. Continua a leggere »


Incomincia l’avventura nel Petèn

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IB_8808__2012Domenica prossima 17 giugno la nuova missione a “El Peten” sarà ufficialmente aperta con la presa di possesso della parrocchia, sotto l’autorità del vescovo salesiano Mario Fiandri e dell’ispettore Alejandro Hernandez.

La parrocchia conta sessantamila persone e otto cappelle nei vari quartieri e tre villaggi a 25 km.

Valeva la pena lo sforzo della ispettoria perché qui ci sono molti giovani, ed è necessario attrarli al bene per evitare che si perdano. Don Bosco in questa preparazione del bicentenario della sua nascita, ha seminato un nuovo albero nel giardino del Guatemala …

I Salesiani hanno ereditato una chiesa che deve essere riparata. Per capire la situazione di mancanza di tutto: C’è solo un set di quattro casule ciò significa che vanno lavate dopo ogni utilizzo a causa del caldo tremendo. Calici e patene sono quasi assenti e ben deteriorati

Inizialmente sarà presente solo il direttore Miguel Giorgio, un missionario italiano. Io e Shiju andremo a vivere lì da Dicembre.

L’11 di Agosto, andremo al consiglio ispettoriale: io Shiju e don Miguel, per parlare delle prospettive dell’opera e soprattutto dell’aiuto economico che l’ispettoria darà per permetterci di vivere. All’inizio sarà vedere come sussistere e capire quali sono l’esigenze della zona e subito dopo iniziare a pensare a come rispondere. Continua a leggere »


dopo un lungo silenzio…

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virgen-inmaculada-dia-8-diciembrecari amici,

l’8 Dicembre (festa dell’immacolata…data molto cara a Don Bosco) mi trasferisco in Honduras. Per un anno lavorerò in questa parrocchia che da quando mi dicono è la più povera del centro america…beh mi servirà a fare e ossa!!!

Perdonate il silenzi prolungato ma sono stato a San Salvador per sostituire tre confratelli agli esercizi spirituali.

Sono stati giorni molto intensi di lavoro confessioni e messe…non avevo sperimentato la vita della Parrocchia in Italia, questi giorni sono stati molto interessanti…La parrocchia di Maria Ausiliatrice svolge un gran lavoro di confessione per tutta la città…si confessa per ore interrottamente e con file lunghe di gente in attesa anche nei giorni feriali. Moltissima gente viene per la Messa… e le messe sono tutte preparate con cura..ogni messa ha i suoi lettori, il suo coro, i suoi accoliti ed accolite… le letture sono tutte precedute da una monizione. Continua a leggere »


Intervista al Bolettino Salesiano

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Don GIAMPIERO PARTE

“il mio cuore non ha confini”

1620417_10203334081338741_1744216160_nA “prendere il crocifisso”, simbolo della partenza per le missioni, il 25 settembre, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, c’era anche don Giampiero De Nardi, unico italiano, per continuare l’avventura nata nel cuore di don Bosco.

Che cosa significa per te questa volta “partire”?

Ascoltare quello che Dio vuole ancora una volta e fidarsi di Lui. Parto, perché sento che Dio vuole da me qualcosa di più. Dove mi trovo sto veramente bene.

Attualmente qual è il tuo compito?

Attualmente sono l’animatore del Centro di Formazione Professionale del Borgo Ragazzi don Bosco a Roma. Un’esperienza che mi ha fatto maturare e crescere tantissimo come prete e come salesiano.

Come hai sentito la vocazione? Perché hai preso questa decisione?

Ho sempre desiderato partire missionario. I miei genitori sono stati in missione due anni in Ecuador, tra i Jivaro, i tagliatori di teste. Si sono conosciuti proprio là. Tornati in Italia si sono sposati e stavano per ripartire, quando alla mia mamma hanno riscontrato una malattia e non le hanno concesso il visto. Così hanno deciso di costruire una casa famiglia per accogliere all’interno della loro famiglia chi non l’aveva. Nella casa famiglia anche grazie all’esempio di tanti salesiani (per me soprattutto don Alfonso Alfano che mi ha seguito spiritualmente fin da piccolo) che hanno lavorato per essa, ho capito che il Signore mi chiamava ad essere salesiano e prete. Continua a leggere »


Qualche altra notizia… la visita nel carcere minorile di Guatemala

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539112_493259927389276_987484063_nOggi festa di Cristo re pensava un poco a quello che è il Regno di Dio: un regno in cui dominare significa servire … conquistato con la spada della croce … e guadagnato con lo spargimento del suo solo sangue

Oggi, nell’oratorio abbiamo fatto una festa con tutte le famiglie che collaborano. Qui l’oratorio è portato avanti principalmente dalle famiglie, che lo continuano anche quando i salesiani non ci sono (ad esempio ora i post novizi vanno fuori a lavorare nelle varie case, perché per loro questo è il periodo delle vacanze estive), qui ho visto realizzata quella collaborazione con i laici che tanto sventoliamo ai quattro venti e della quale ci capita in Italia spesso, di non (voler) realizzare mai.

Mi è piaciuta una frase che ha detto un post novizio ricordando il perché della festa: “questa non è un’opera per i salesiani, ma è un’opera per Dio e tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

È stata una Domenica diversa, hanno chiuso l’oratorio e i post novizi hanno festeggiato tutte queste persone, con scenette, giochi a stand ai quali hanno partecipato tutti i componenti della famiglia e poi i bambini hanno giocato alla pignatta (premi tante caramelle…)

Infine pranzo insieme e Bingo con premi…A seguire messa di ordinazione di due diaconi dell’ispettoria. Il Vescovo che è un salesiano ha fatto un’omelia bellissima prendendo per la preghiera alcuni canti religiosi come esempio ( e li ha anche cantati)… ma la cosa più bella è stato il suo richiamo a non aver paura di darsi totalmente a Dio… di non essere cristiani col “ma”… facendo esempi tipo sono cristiano ma non vado a messa tutte le domeniche…sono cristiano ma non mi confesso…etc. Tutti hanno i proprio “ma”… beh è un bel invito proprio in vicinanza dell’avvento a prendere il cristianesimo meno con le pinze e più completamente… Continua a leggere »


Oggi, Domenica 13/11/2011 sono stato nuovamente in oratorio…

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388550_2703755119052_1466091177_nIo e shiju ci alterniamo tra i due oratori in cui prestano servizio i post novizi (Domenico Savio e Michele Magone, per la cronaca).

Vi racconto solo una cosa tra le tante che mi sono successe. È quella che mi ha colpito di più, perché è stata una bella lezione. Vi racconto un colloquio avuto con un ragazzo di lì, del gruppo diciamo dei “ragazzi del muretto”, però come sapete è più forte di me, e mi sono subito avvicinato a loro, fare amicizia è un gioco da ragazzi, essendo straniero, giocare fuori casa ha i suoi vantaggi…

Tra loro c’era un ragazzo molto sveglio.

Il ragazzo ha circa 15 anni e va a scuola per cui è uno che tutto sommato sta bene economicamente.

Dopo i convenevoli e le solite domande di rito tipo “qual’è la tua squadra preferita in Italia?” o “sei mai stato a Venezia?” o “com’è la torre di Pisa?” (non chiedetemi, però, perché queste domande), il ragazzo mi ha chiesto: «Ma è vero che in Olanda la droga è legale ed anche la prostituzione» .

Devo ammettere che il mio primo pensiero è stato, però anche qui sognano l’Olanda, anche visto il gruppo, ma mi ha sbalordito quando mentre io cercavo di spiegare un po’ come funzionava in Olanda e che in realtà stanno ritornando indietro sulle precedenti posizioni, quando ha detto: «puchica (caspita in guatemalteco) in Europa sprecate soldi per cavolate quando noi con quei soldi potremmo studiare. Io tutto sommato sono fortunato perché a casa ho il cibo e qualcuno che pensa a me ma non potrò studiare all’università informatica perché non abbiamo abbastanza soldi per andare all’università» (prima doccia fredda!!!) poi ha continuato : « ma è vero che in Italia avete la crisi. Ma che vuol dire? In Italia come potete avere la crisi? Io penso che in realtà voi avete troppo ed ora che vi tocca// ridimensionare i consumi vi sembra una cosa incredibile. Ho sentito che da voi il mais lo date agli animali(ha una zia che lavora in Germania), da noi è l’alimento principale, nonché unico e per molti è una fortuna averlo. Ho letto sul giornale che avete gente che si suicida ma non penso che lo faccia per lo stesso motivo che capita qui da noi. Qui i ragazzi si suicidano perché muoiono di fame (seconda doccia gelata)». Continua a leggere »


Come cambiano le cose in questa parte del mondo – Un po’ di notizie

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377772_2891948423767_2029714706_nDevo dare un po’ di notizie di quello che mi è accaduto in questi giorni. La prima cosa è che vado in Honduras a lavorare per un anno in una parrocchia che lavora con i poveri. L’ispettore mi ha chiesto che ne pensavo di andare a fare pratica per un anno in una parrocchia che si occupa dei più poveri, così potevo avere qualche idea in più quando cominciavo a lavorare ad El Peten… chiaramente ho accettato, anche perché non vedo l’ora di poter lavorare con un ritmo un po’ più intenso. Mi ha colpito una cosa che, però, mi ha detto una giovane salesiano studente di filosofia qui nel filosofato: « la parrocchia in cui vai è realmente povera e lavora con i più poveri, lì è veramente missione ». Io dentro di me mi sono detto ma qui tutte le parrocchie mi sembra che lavorano con i poveri sono tutte molto missionarie, chissà che mi aspetta…Il concetto di povertà è molto distante da quello che avevo prima di venire qua. Continua a leggere »


Quattro giorni abbastanza ricchi a “El Salvador”. (seconda parte)

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2178315831_6e8895fa0bIl giorno successivo abbiamo visitato due case salesiane. Nella prima, una scuola tecnica, abbiamo assistito ad una mostra dei lavori dei ragazzi. Ogni ragazzo presenta un elaborato sia di meccanica, di fisica o di qualsiasi materia del percorso stile college americano, un po’ come si vede nei film statunitensi. Molto ben curato il tutto. È bello come qui puntino all’eccellenza, non si accontentano delle cose, come noi purtroppo a volte diciamo, all’oratoriana.

La seconda è una parrocchia, che è anche la sede del bollettino salesiano locale. Qui le parrocchie fanno un’opera di servizio al territorio molto forte. In una delle case c’è un refettorio per persone anziane che non hanno nulla che serve tutti i giorni sia la colazione e sia il pranzo. Una cosa che mi ha colpito dell’opera è che hanno un centro di comunicazione sociale interno all’opera per comunicare quello che succede nell’opera (dai battesimi agli eventi vari) totalmente gestito dai ragazzi della parrocchia sono circa sette e sono molto in gamba. Continua a leggere »


Quattro giorni abbastanza ricchi a “El Salvador”. (prima parte)

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livinginsansalContinua il mio resoconto settimanale di questi miei giorni in missione… Gli ultimi quattro giorni sono stati pieni di spunri per cui sono costretto a scrivere in due parti 

El Salvador festeggia il centenario della presenza salesiana nella nazione ed il Rettor Maggiore è stato invitato a presenziare alle celebrazioni così con i post-novizi ed i novizi siamo partiti alla volta di El Salvador. Per me e Shiju, è stata la scusa per visitare un’altra nazione delle sei che compongono la mia nuova ispettoria.

Il San Salvador è una nazione molo piccola, grande poco più del Lazio e con una popolazione poco maggiore del Lazio (6 milioni e mezzo di abitanti). Ha gli stessi problemi di violenza del Guatemala, anzi in classifica morti per anno è meglio piazzata supera di gran lunga perfino la Colombia (leggevo sul giornale locale che è la quarta nazione al mondo per omicidi all’anno).

Economicamente sta meglio del Guatemala, anche perchè possiede una classe media che è totalmente assente in Guatemala. Una buona parte del prodotto interno lordo, circa il 20%, proviene dai soldi che i salvadoregni emigrati spediscono dagli Stati Uniti nel paese. Questo dato può aiutare a rendersi conto di quanto e qual’è la produzione del paese.

Le giornate sono state molto intense ed ho potuto visitare diverse opere. Finalmente ho guidato per la prima volta qui in terra straniera. Continua a leggere »


ARTICOLO SU INFOANS.ORG

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1620417_10203334081338741_1744216160_nAppena poche settimane fa don Giampiero de Nardi era ancora in Italia, nella terra dov’è nato e ha svolto le prime attività come salesiano. Domenica 25 settembre ha preso il Crocifisso Missionario nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino ed ora è già in missione in Guatemala, nella capitale, dalla quale invia una testimonianza sui suoi primi giorni da missionario.

“In questi giorni stiamo parlando molto della futura missione. Il progetto prende sempre più corpo ed appare molto interessante” racconta. “Inizieremo occupandoci di una parrocchia della città di San Benito, che ci garantirà un posto fisso per l’inizio, la possibilità di conoscere e di farci conoscere dalla gente”.

Importante, soprattutto all’inizio, è la fiducia e l’accompagnamento della comunità e della Chiesa locale, che per fortuna non mancano: “Saremo addirittura in 4, perché l’Ispettore del Guatemala manderà un confratello dell’Ispettoria come Direttore della casa; (…) la missione si costruirà su dei terreni che mons. Fiandri, il vescovo (salesiano, ndr) ha comprato fuori città. (…) Vuole che ci occupiamo dei giovani e che li educhiamo per farli uscire da certi circuiti. È convinto, e del resto è il segreto di Don Bosco, che con una corretta educazione si possa costituire una società diversa e migliore”. Continua a leggere »


La mia giornata in un oratorio…(segue dalla nota precedente)

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398386_3228684081948_2050059571_nDomenica mattina abbiamo la possibilità di alzarsi un po’ più tardi cioè alle 6 perchè alle 6,30 abbiamo la preghiera comunitaria… Dopo la preghiera, colazione abbondante a base di fagioli e uovo all’occhio di bue… tanto per stare leggeri… e caffè (finalmente ho trovato una Bialetti, e la Domenica mi concedo un caffè caffè…Qui in Guatemala ci sono parecchi confratelli italiani… e a quanto pare tutti si portano la caffettiera dall’Italia…Il Caffè è una di quelle cose a cui non possiamo rinunciare).

Partiti per l’oratorio Domenico Savio, che è solo domenicale ed è un’attività totalmente staccata dalla Parrocchia.

Abbiamo preparato la sala della Messa, addobbandola con palloncini e festoni… pensavo che si facesse solo per le grandi occasioni ed invece a quanto pare, preparano sempre la sala della messa come un salone da festa. A seguire la messa nella quale ho fatto la mia testimonianza come missionario.

Subito dopo la Messa tutti i ragazzi hanno un momento di formazione circa 15-20 minuti (qui la chiamano catechesi, ed è molto simile ai momenti di formazione che facciamo durante Estate Ragazzi).

Finito il momento di catechesi, i ragazzi si dirigono ai campi di calcio. L’oratorio organizza una sorta di campionato interno. Tutti i ragazzi sono coinvolti in questa attività e per giocare devono aver partecipato al momento di catechesi altrimenti non possono giocare. Terminato il momento di catechesi, l’oratorio offre la colazione ai ragazzi… a volte è l’unica colazione che i ragazzi ricevono. Continua a leggere »


Dopo una giornata di intensa attività oratoriana…alcune considerazioni

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397562_3130365664049_104057883_nDopo una giornata di intensa attività oratoriana, dove finalmente ho potuto parlare con i ragazzi capendo quello che mi dicevano e rispondendo con frasi sensate, ora posso finalmente rispondere ad una domanda che venendo in Guatemala alcuni mi hanno fatto ossia: “se scappavo dall’Italia per cercare un posto più semplice dove la gente qualsiasi cosa fai ti batte le mani, dove hai un sacco di persone a messa, mentre qui in Italia, si deve faticare per portare qualcuno in Chiesa”.

Prima di partire ho sempre risposto che dove vado ci sono altri problemi, molti più che in Italia e che noi minimamente ci sogniamo, che la gente, dove vado lotta per poter vivere, ed è vero.

A volte ho anche risposto che Dio ha sempre benedetto largamente il mio lavoro apostolico molto più di quanto mi meritassi e che ho avuto la fortuna, grazie anche a dei collaboratori splendidi di poter fare grandi cose. Continua a leggere »


Prostituzione in Guatemala, una piaga purtroppo accettata da tutti

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In Guatemala la prostituzione non è illegale. In quelle che loro chiamano “cantine” e “Bar” si possono ottenere prestazioni sessuali a pagamento da ragazze maggiorenni, sono locali n cui ci si può ubriacare, giocare d’azzardo, un po’ come le nostre osterie di un tempo. Da quello che mi diceva don Vittorio, una prostituta in una cantina costa attorno ai 30 Quetzal circa 3 euro.

Turisti internazionali viaggio in Guatemala per turismo sessuale (Per lo più minorile), soprattutto in città come Antigua e Città del Guatemala.

La tratta degli esseri umani sta diventando un problema significativo e crescente nel paese, in particolare per lo sfruttamento dei bambini nella prostituzione. Molte donne e bambini sono stati portati nel paese da organizzazioni criminali per costringerli a prostituirsi.

La prostituzione, punta dell’iceberg di una condizione femminile che da sempre vede la donna come incarnazione della corporeità a disposizione dell’uomo, di schiava del piacere del macho latino. Una forma di sottomissione dell’uomo sulla donna che nel contempo rivela ne la sua debolezza e fragilità. Tale condizione rimane difficile da sradicare nella cultura locale, nonostante le tante battaglie e i troppi discorsi. Ne abbiamo trovato desolante conferma anche nei recentissimi tragici eventi di cronaca nera, dove le donne hanno pagato con la vita il tentativo di sottrarsi a tale mercato o la semplice fine di storie d’amore.

Don Vittorio quando è arrivato ha provato a sollevare il problema manifestandolo all’opinione pubblica attraverso i mezzi di comunicazione di massa nel tentativo di risvegliare la coscienza popolare, ma i risultati sono scarsi. Alla fine ha desistito, conscio che era non solo una battaglia contro i mulini a vento, ma soprattutto perché metteva a repentaglio la sua vita e quella delle persone che gli stavano accanto. Alla fine ha convenuto che l’unica soluzione è sempre quella dell’educazione. Lentamente formare le ragazze a non farsi usare, e a non far usare il proprio corpo come mera merce di consumo, anche perché la maggior parte di coloro che vanno con queste ragazzine (molte delle quali maggiorenni solo sulla carta) sono gente di cinquant’anni e più. Pensavo a come mi sentirei io se mia figlia fosse costretta con la forza da organizzazioni criminali o per la fame a doversi prostituire in tal modo e con una persona che potrebbe essere benissimo suo nonno.

Un tessuto educativo privo di figure di riferimento, la scuola è praticamente inesistente, tutto quello che è il Welfare è totalmente demandato ai religiosi. Sia la Chiesa Cattolica che quella Evangelica sono le uniche fonti di diritto per il cittadino. Tutto quello che lo stato dovrebbe dare al cittadino, non viene dato se non dopo compensi ingiustificati (mazzette). La stessa giustizia non è garantita al cittadino che a volte è costretto a farsela da solo.

L’ispettore sta iniziando a programmare come e quando iniziare la nuova comunità ad “El Peten” si parla di Dicembre 2012, cioè non prima di un anno. Lì la situazione è abbastanza disastrata, attualmente non c’è proprio nulla, se non un campo di patate con qualche roccia in mezzo, in una situazione cittadina ai limiti del vivibile. Il narcotraffico in quella zona è una piaga impressionante. Ci sono zone in cui è vietato l’accesso alla gente ed in molti quartiere di San Benito la polizia non entra per paura di essere ammazzata.

In tutto questo, prego il Signore come faceva don Bosco, di darmi la capacità di discernere la sua volontà e di servirlo nei suoi poveri. Tra le persone che conoscete se qualcuno vuole avere notizie della missione dategli questa mail: [email protected]

Credo che uno dei compiti maggiori che ho come missionario è quello di risvegliare l’opinione pubblica sulla situazione del mondo specie sulla condizione in cui vivono milioni di persone e le continue vessazioni alle quali sono sottoposti milioni di bambini nel mondo


Continuano gli aiuti umanitari alla gente danneggiata dalle recenti alluvioni

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imagesPer mezzo di un ponte aereo, “Aeroclub de Guatemala” porta aiuti umanitari alle zone danneggiate dalla tempesta che ha colpito il Guatemala negli ultimi giorni e ha lasciato fino ad ora, 38 morti, 5 dispersi, strade distrutte e milioni di perdite in agricoltura.

Aeroclub de Guatemala fornisce 15 elicotteri per stabilire un ponte aereo con aiuti umanitari a quelli più colpiti della costa del Pacifico.Per il funzionamento del tutto collaborano personale dell’esercito, del Coordinamento nazionale per la riduzione dei disastri (Conrad), e volontari. tutto per coordinare la distribuzione degli aiuti in più di 15 luoghi che sono in condizioni critiche.

Il saldo delle precipitazioni è di 38 persone sono morte. Questa è l’;ultima relazione del Coordinamento per la riduzione dei disastri (Conrad), che riporta anche 5 dispersi, ma quello che ora si tema è che i fiumi trasbordino dagli argini creando ancora ulteriori problemi. 14 000 alloggiati in ricoveri di emergenza e mezzo milione di persone colpite dalle inondazioni e che hanno perso tutto(casa, lavoro, etc.). 13 sezioni stradali sono segnalati con gravi danni nelle diverse regioni del paese.

L’economia segnala grosse perdite: Le inondazioni generate dalla pioggia battente degli ultimi giorni hanno causato problemi per i caffè, zucchero e cardamomo (una spezia locale..no ho ancora capito cos’è), tre principali prodotti di esportazione.

La situazione in tutto il centro-america non è migliore del Guatemala Continua a leggere »


La mia vita in missione – seconda parte…

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281809_4648907986658_323516425_nUna parte del racconto l’ho omessa… perchè desideravo dargli un po’ più di risalto e soprattutto perchè forse è la cosa che più mi porto dentro dall’esperienza a San Pedro. Il giorno in cui abbiamo visitato le due aldeas prima di bucare la ruota per capirci… ci si avvicina un signore lungo il sentiero e ci chiede di andare in una casa per andare a prendere una persona ed accompagnarla in ospedale. Padre(don qui significa signore per cui si usa padre al posto del don) Gerardo fa salire la persona sulla macchina e mi chiede se avevo già assistito al parto di un bambino perchè probabilmente è una donna che deve partorire … Qui funziona così – continua lui – a volte tocca anche far partorire le donne e poi mettono al bambino il tuo nome. Qui ci sono un sacco di bambini con i nomi dei missionari.

io ho pensato tra me e me che l’esame da ostretica non mi ricordo se era tra quelli facoltativi di ingegneria o tra quelli opzionali di teologia, ma che non dovevo averlo messo nel piano di studi… e ho risposto: “beh c’è sempre una prima volta, no?”.

Quando siamo arrivati lì ci ha accolti il marito della donna, e ci ha spiegati che la situazione era ben diversa e chiedeva che gli amministrassimo l’estrema unzione perchè non desideravano portarla all’ospedale perchè non avevano i soldi per pagare le cure.

Dentro di me, inizialmente, mi sono sentito impotente ed arrabbiato. Non potevo credere che nel terzo millennio si possa accettare che la gente muoia solo perchè nessuno le cura… perchè non ci sono i soldi per curare le persone. Nella capanna è entrato solo padre Gerardo… Qui c’è un concetto diverso della morte rispetto a noi europei… qui la morte è “naturale” fa parte del ciclo della vita… si nasce e si muore e si accetta la morte con estrema naturalezza! Come muoiono gli animali così muoiono le persone è normale…La serenità con cui tutta la famiglia ha accettato la morte del parente mi ha sconvolto… Non hanno voluto neanche farsi aiutare… forse avremmo potuto pagare noi le cure… ma hanno preferito che morisse tra le “mura” di casa. Qui la morte è continuamente presente e ci devi fare i conti tutti i giorni. Ti sbatte in faccia la realtà che per quanto tu faccia alla fine la “Grande Mietritrice” ha sempre l’ultima parola.

Non posso accettare la morte se si può fare qualcosa…Gesù pensava a l’uomo nella sua interezza… annunciare la Parola di Dio…l’evangelo ossia la Buona notizia… significa dire all’uomo che Dio gli viene incontro perchè egli sia VERAMENTE e PIENAMENTE LIBERO… non di una libertà che lo shiavizza come a volte capita… ma di una libertà che lo rende veramente e pienamente uomo…che lo fa essere migliore. Di un Dio che gli garantisce il BENESSERE e non un semplice BENAVERE…Di un Dio che vuole la tua felicità … ma una felicità che non passa che dura sempre.

Ho promesso di servire l’uomo con il mio sacerdozio, beh qui penso che avrò parecchio da fare… Non si perde la bussola solo se si guarda a come Cristo ha fatto e si cerca di farlo per l’uomo di oggi.

Un abbraccio a tutti


La mia visita in una missione (prima parte)

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73261_1559253696871_3793034_nIn questi giorni siamo stati in visita alla missione di San Pedro Charcha, nella quale lavora Vittorio, un po’ per renderci conto di quello che viene fatto in una missione e un po’ per avere un primo contatto con i Keckhi.

Il primo giorno abbiamo visitato due villaggi Keckhi (loro le chiamano aldeas). Vi racconto come è andata di buon mattino siamo saliti su uno dei “pick up” della missione … ma come vi starete domandando??? un pick up non è un po’ troppo costoso per un missionario???troppo banale la risposta perchè qui costano molto poco…ed infatti non è così (intanto premetto che nel viaggio di andata dalla capitale a San Pedro ho visto solo Pick Up). Beh il concetto di strada in Guatemala è abbastanza lontano dal nostro. Nelle strade principali, quelle che collegano le città, cioè le nostre superstrade capita di avere frane… per cui non di rado ti trovi massi in mezzo alla strada o tratti in cui devi abbandonare la strada (perchè ceduta) tratti in cui devi invadere l’altra corsia perchè nella tua ci sono detriti, e passare in sentieri scavati dalla ruspa qualche istante prima… Io stesso ho assistito durante il viaggio in diversi punti all’operazione di pulizia della strada da parte degli scavatori per liberarla dalle roccie… ed in più punti ho visto gli operai iniziare a ricostruire la strada perchè al suo posto c’era un burrone… Ma queste sono le strade principali… il bello è quando si va nei villaggi, perchè la strada in certi tratti (quelli migliori) è uno sterrato con buche e fosse stile sentiero di montagna, mentre in altri punti(la maggior parte) è un sentiero percorribile quasi solo a piedi ed in certi punti non c’è proprio nulla… la cosa bella e che mi rassicurava è che non pioveva molto per cui non c’era il fango o dei fiumi da attraversare come al solito ( a detta del missionario) ed abbiamo dovuto guadare solo un paio di volte… a volte bisogna lasciare anche il pick up e continuare a piedi…68817_1559172494841_6914267_n

Arrivati nel villaggio che non è come io lo pensavo… le case sono molto distanti l’una dall’altra… abbiamo fatto colazione insieme alla gente con quello che ci hanno offerto (menù a base di cioccolata calda, fagioli, tortilla di mais e abbondante peperoncino… qualcosa di leggero per cominciare bene la giornata). Siamo saliti fino al punto in cu c’è la cappella attraversando un terreno fangoso. Siamo entrati nella chiesa che è una capanna di legno con tetto di lamiera (mantiene di più il calore e costa di meno di farla di paglia, così dicono…). La chiesa era addobbata a festa con festoni e palloncini perchè c’erano due battesimi, un po’ come noi abbelliamo le sale in cui festeggiamo i compleanni o le feste…beh da un senso di festa, al quale noi non siamo abituati. Immaginate una sala 4 per 12 metri con circa cento venti persone dentro…

Hanno montato un generatore di elettricità per poter alimentare una pianola ed una chitarra elettrica e l’amplificazione per il microfono del sacerdote… I keckhi hanno una naturale predisposizione per la musica suonano semplicemente ad orecchio…e suonano veramente bene…

Mi ha colpito della messa l’offertorio perchè è veramente un offertorio ossia la gente ti porta le uova o un sacco di mais, e anche denaro che raccolgono. È bello vedere questa processione offertoriale con la gente che ti consegna quello che hanno faticato e te lo danno perchè tu possa continuare nel tuo lavoro (e forse farebbe bene anche a noi preti invece di ricevere offerte solo in denaro, ricevere concretamente sostegno alimentare forse ci farebbe passare tante fisime…) ed il secondo momento è quello del lavabo… non potrò mai più farlo dopo averlo fatto in un aldeas… già perchè acquista tutto un altro significato (quello autentico ed originale)… quello di lavarsi le mani sporche per distribuire la comunione e ti fa ricordare che veramente hai le mani sporche di tutte le tue fragilità ed indegnità quando dai il corpo del Signore a chi ti sta davanti!!!

40152_1559174254885_2577975_nAbbiamo pranzato con la gente qui il menù sale di quantità: Brodo di carne con olio di palma (che è un tocca sana per gli stomachi più delicati!!!), pollo, tortilla, cioccolata calda e patate bollite. Loro mangiano solo brodo e pollo, riservano tutto il resto per il “padrecito” (come viene chiamato il sacerdote) che è venuto a trovarli.

Finito il pasto siamo ripartiti per la successiva aldea per celebrare nuovamente la messa. Questa era un po’ più grande aveva anche una piccola scuola ed un piccolo luogo adibito ad oratorio costruiti dal salesiano. Questi che abbiamo visitato erano i villaggi più lontani e più dentro nella foresta.

Dopo aver cenato (qui si mangia troppo), siamo ripartiti per la casa salesiana e mi sono spiegato perchè in guatemala ci sono un’infinità di negozi che vendono gomme per auto, già perchè abbiamo forato… capita visto le strade!!! Il brutto è cambiare una ruota sotto la pioggia battente. Siamo tornati con la nebbia fittissima che non permetteva di vedere ad un palmo dal naso con la paura di forare nuovamente o semplicemente di finire in un burrone… ma siamo arrivati sani e salvi.

Il giorno dopo, invece, abbiamo visto dei centri costruiti dai salesiani della missione. Il centro don Bosco che in tre opere accoglie più di 2300 ragazzi che vivono lì (dormono, studiano, mangiano giocano..etc.). Sono poveri per cui non pagano una retta se non un simbolico di 80 Euro l’anno… il resto li trova il salesiano attraverso beneficenza. Il secondo centro si chiama “Talita Kum” ed è qualcosa di meraviglioso. Questo salesiano ha messo su da zero un’associazione con 300 persone che lo aiutano (più una 50 di suore di un ordine che ha fondato lui, con gli indigeni) per la promozione dei villaggi keckhi. Un associazione che si occupa di promozione umana (istruzione, alimentazione, produzione agricola e generazione di lavoro). Inoltre ha un centro con 300 ragazze seguite dalle suore che vivono lì…Fanno scuola e preparano così i capi dei villaggi futuro facendo lentamente crescere l’intero villaggio attraverso gente locale. Questo centro sta veramente cambiando lentamente la situazione sociale dei villaggi migliorando le coltivazioni, migliorando l’alimentazione che è molto grassa e non conosce nulla oltre il pollo…

Questo salesiano (Padre Georghe), che è indiano, ed è della stessa città di Shiju è veramente un eroe, alla veneranda età di 71 anni ancora va a visitare i villaggi..

1488293_10203000952280362_5841483451778070377_nIl giorno successivo siamo stati nella parrocchia della missione dove un gruppo di suore (Divino Redentore, altra congregazione della famiglia salesiana). Il problema maggiore della popolazione è l’istruzione. I ragazzi stanno in mezzo alla strada perchè non hanno voglia di andare a scuola. Non c’è un motivo per andare a scuola, perchè dopo aver studiato comunque dovrò tornare dove ero prima, perchè non c’è futuro, non c’è un lavoro che posso andare a fare, allora tanto vale non andarci… Uno degli impegni qua sembra sia proprio quello di creare occupazione, beh del resto don Bosco lo ha fatto a Torino.

In questi giorni sto pensando al Vangelo: a Gesù che dice: “I poveri li avrete sempre con voi”(mt. 26,11). Qui si vede che la Chiesa è veramente impegnata (o come si dice in spagnolo compromisa…che suona come compromessa perchè non accetta quello che a loro capita fin anche ad eccessi come propri qui in Guatemala dove ha capeggiato la rivolta dei poveri dando vita alla gueriglia) per i poveri; ed al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù predica il Vangelo e si preoccupa contemporaneamente dei bisogni della gente… è lo stesso Gesù che non disunisce le due cose. Non si può distinguere l’impegno per la promozione umana dall’annuncio della buona novella, perchè difronte c’è lo stesso uomo affamato ed assetato della Parola di Dio che solo può colmare i suoi affanni e contemporaneamente affamato ed assetato di cibo ed in quel volto ed in quella persona si riconosce lo stesso volto di Cristo che ti dice: “ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

È stata un’esperienza veramente importante mi ha aiutato a rendermi conto di quello che succede in una missione ed ad aprirmi gli occhi su quello che si può fare. In questo momento le emozioni sono tante… Spero di poterle raccogliere e con calma metabolizzare…

un abbraccione a tutti


Un piccolo resoconto dopo una settimana a città del Guatemala…. un piccolo riassunto delle puntate precedenti

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10341611_792084647483534_8908757930874649841_nIn questi giorni stiamo parlando molto della futura missione. Il progetto prende sempre più corpo ed appare molto interessante, non andremo allo sbaraglio, anzi mi sembra ci sia un bel progetto dietro. Addirittura saremo in quattro, perché l’ispettore del Guatemala manderà un confratello dell’Ispettoria come Direttore della casa. L’ispettore sta investendo sia dal puto di vista economico che di personale perché possiamo partire nel miglior modo possibile. Inizieremo occupandoci di una parrocchia della città di San Benito, che ci garantirà un posto fisso per l’inizio, la possibilità di conoscere e di farci conoscere dalla gente e qualche entrata per poter iniziare la costruzione della missione che si costruirà su dei terreni che Mons. Fiandri, il vescovo, ha comprato fuori città.

San Benito è una zona molto povera anche se è vicino al capoluogo della regione che è Flores che è una città tutto sommato ricca. C’è perfino un aeroporto lì vicino. San Benito è una città con alto rischio di degrado, forte è la prostituzione anche minorile ed il consumo di droga. Il Vescovo vuole che ci occupiamo dei giovani e che li educhiamo per farli uscire da certi circuiti. È convinto, e del resto è il segreto di don Bosco, che con una corretta educazione si possa costituire e costituire una società diversa e migliore. Pian piano ci espanderemo per rispondere ai vari bisogni del territorio del resto don Bosco faceva proprio questo guardava quelli che erano i bisogni del luogo e con il discernimento e l’aiuto dello Spirito Santo vi rispondeva. Ci sono qualche villaggio ketchi nelle vicinanze ma non sono molti. Del resto anche il giovane Cagliero, il primo salesiano missionario, ha iniziato a Buenos Aires per poi andare nella Patagonia. Continua a leggere »


el peten … si procede a vele spiegate

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1555486_740752045986237_6058086967041937820_nIeri siamo stati il pomeriggio con l’ispettore (nella foto). É stato bello ci ha dedicato un intero pomeriggio. Ci ha atto visitare la cattedrale, il mercato popolare, il punto in cui è nata la città del Guatemala ed infine una mappa topografica in rilievo enorme del guatemala. Il mercato è una specie di “Porta Portese” ce ne sono molti in città di questi mercati. la cosa che mi ha colpito è che questo si trovasse nella piazza centrale della città è come se da noi porta portese fosse a piazza di spagna.

L’ispettore ci ha fatto notare come è la gente nel mercato ha insistito perchè guardassimo e capissimo . Lui ogni tanto va nel mercato solo per avere contatto con la gente. Questo è molto interessante. Qui ci si tiene  non perdere il contatto con la gente e con la gente povera. La maggior parte della gente vive di commercio. Non ci sono lavori fissi.

Abbiamo parlato della mia futura missione. Il progetto è molto interessante, non andremo allo sbaraglio, ma c’è un bel progetto dietro. Inizieremo occupandoci di una parrocchia della città che ci garantirà un posto fisso per l’inizio, la possibilità di conoscere e di farci conoscere dalla gente e qualche entrata per poter iniziare la costruzione della missione che si costruirà su dei terreni che il vescovo ha comprato fuori città. Il vescovo in questi 15 anni si è molto dato da fare ha circa decuplicato il clero locale che era pressocchè inesistente prima di lui. Attualmente sono circa 30 i sacerdoti che collaborano con lui per il vicariato apostolico. Il vescovo è un tipo molto alla mano a vederlo non sembra neanche un vescovo (secondo i parametri che abbiamo in Italia)…

San Benito è una zona molto povera anche se è vicino al capoluogo della regione che è flores che è una città tutto sommato ricca. C’è perfino un aeroporto lì vicino.

San Benito è una città con alto rischio di degrado forte è la prostituzione anche minorile. Grande è il consumo di droga, soprattutto di Cocaina. Piccola parentesi ieri nel giornale ho letto che per il Guatemala transitano circa 400 tonnellate di cocaina ogni anno dirette verso gli stati uniti, di queste il 10% ossia 40 tonnellata si fermano in Guatemala e vengono usate dalla gente. Considerando che la popolazione del Guatemala è di circa 12 milioni di abitanti fatevi velocemente il calcolo del consumo…

Il Vescovo vuole che noi tre salesiani ci occupiamo dei giovani e che li educhiamo per farli uscire da certi circuiti. è convinto e del resto è il segreto di don Bosco che con una corretta educazione si possa costituire e costituire una società diversa. Pian piano ci espanderemo per rispondere ai vari bisogni del territorio del resto on Bosco faceva proprio questo guardava queli che erano i bisogni del luogo e con il discernimento e l’aiuto dello Spirito Santo vi rispondeva. Ci sono qualche villaggio ketchi nelle vicinanze ma non sono molti.

Domani l’ispettore volerà a Flores per parlare con il vescovo di tutte le cose da fare e per farsi spiegare meglio il progetto. Lunedì con Shiju andremo ad Alta Vera paz una regione del Guatemala in cui è forte la presenza ketchi. Dove sta Vittorio Castagna (il terzo dell’allegra brigata) e visiteremo una missione impiantata.

Concludo con un racconto ameno che mi è stato raccontato dal segretario ispettoriale per capire la situazione di violenza presente qui: Macchina in coda. Persona sta parlando al cellulare. Si accosta una persona con la motocicletta bussa al vetro con una pistola (al finestrino opposto un complice anche lui in motocicletta e co la pistola) si fa dare ill cellulare e se ne va. In cambio sembra che abbiano molto rispetto per i sacerdoti, ai quali non fanno nulla… è bene girare in clergymen per cui sto valutando l’ipotesi di portarlo più spesso…


Come guardi il mondo cambia il mondo

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images (1)Gli israeliti quando entrarono nella terra promessa, la descrissero come una terra dove scorre latte miele ma nella realtà era una terra desertica. Credo che fosse differente il modo in cui loro la vedevano e la percepivano perchè avevano trovato il posto che aveva dato loro il Signore. Era uno sguardo di fede su quella realtà. Uno sguardo che se guardare oltre il dato meramente empirico ma che si apre alle potenzialità immense inscritte in quella realtà. In questi giorni mi sento un po’ come gli israeliti che hanno trovato la loro terra promessa. Anche qui ci sono problemi ed anche tanti forse molti di più della mia precedente ispettoria, ma vedo tutti affrontarli con il sorriso certi di lavorare nella vigna del Signore e con quell’ottimismo che distingue coloro he sanno che non dipende tutto da loro. Mi stanno aiutando i confratelli del posto che hanno uno sguardo di fede impressionante. Ieri siamo andati a fare una passeggiata ad Antigua la precedente capitale del centro america, a pranzo sono rimasto molto colpito dai discorsi fatti con i confratelli.

L’economo ispettoriale parlando di come si gestiscono le case ad un certo punto ha detto. C’è una cosa che noto le case ce lavorano con i poveri si sostengono da sole arrivano continuamente offerte, mentre le case che al contrario non lavorano con i poveri hanno sempre problemi economici e aggiungeva io da economo questo lo noto molto bene. Del resto è vero che se lavoriamo con il Signore e per Lui non ci farà mncare nulla.

Il segretario ispettoriale, alla mia domanda di quanti confratelli fossero nell’infermeria ispettoriale, mi ha risposto che qui non hanno una infermeria ispettoriale, che se serve mettono accanto al confratello un medico che lo segua. Questa risposta mi è veramente piaciuta tanto, anche perchè è una bella lezione di vita. Questo è il modo in cui si accudiscono i fratelli. Questo è il modo di essere famiglia. Devo ammetere che è stata una bella sberla. A volte se uno non è più produttivo lo si relega in un angolo, questa è la mentalità capitalista e la sua conseguenza. Qui tutti i confratelli lavorano sodo e lavorano tutti.


Un opera salesiana davvero bella

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1280px-Parroquia_La_Divina_ProvidenciaIeri ho visitato una casa veramente bella salesianamente parlando del guatemala.è la casa della divina provvidenza (nome che mi è particolarmente caro). un’opera sociale immensa. Un fiore all’occhiello per tutta l’ispettoria per due motivi:

Il primo è che l’opera è gestita in comunione tra i vari componenti della famiglia salesiana ex-allievi, cooperatori, figlie del divin salvatore (delle suore fndate ad El Salvador). una comunione non solo di intenti ma fattiva e che si percepisce da come parlano, da come scherzano.

La seconda è il tipo di opera che è una scuola professionale che accoglie circa 280 giovani la maggior parte di loro il sabato e la domenica perchè gli altri giorni lavorano completmente gestita dagli exallievi della scuola professionale. Continua a leggere »


dopo una mattinata in visita alle case salesiane e alla capitale

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imagesInizia delinearsi meglio quello che andremo a fare. La prossima settimana andrò a visitare la missione di san pedro dove stà Vittorio. Poi tornerò e andrò nello studentato filosofico per studiare bene lo spagnolo.

Ieri ho visitato le case salesiane ed un poco la città.

La cosa che più mi ha colpito è vedere il colleggio don Bosco, una immensa scuola (1500 allievi) di cui più di 200 totalmente a carico della scuola. Il governo non dà nulla e gli allievi pagano 70 dollari. l’80% è coperto dalle rette ma il restante da offerte di buona gente.in altre scuole pagano fino a 500 dollari… i preside era contento perchè nonostante sia tra le rette più basse, don bosco è tra le migliori 5 scuole del guatemala.Il pomeriggio l’oratorio è aperto al quartiere che è una delle zone piùpovere della capitale. Ho capito cosa si intende per povertà qui. noi la chiamiamo miseria.Non si può descrivere, la devi vedere, forse l’abbiamo vista in qualche film, ma non si pò capire cosa significa dormire in una baracca di lamiera 3 metri per 3 senza averla vista da vicino. Certo se la capitale è così mi domando come è il resto della nazione. Continua a leggere »


Il mio primo giorno a Città del Guatemala

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Tikal_mayan_ruins_2009Passato il primo giorno nella capitale. Ci sono diverse cose che mi colpiscono:

la prima è il senso di comunità che ho percepito durante la messa, noi cerchiamo di rendere le celebrazioni molto solenni e eleate, qui ho assistito invece ad una festa… Alla fine della messa abbiamo festeggiato una Signora che compiva 96 anni, abbiamo messo l’intenzione di preghiera per lei e fatto un grande applauso. Da noi se fai certe cose vieni preso per uno che non rispetta la solennità della Liturgia…

la seconda è il concetto di povertà che è totalmente diverso da quello a cui sono abituato. Con Shiju girndo per le strade della città attorno alla casa salesiana ci siamoo detti che sicuramente sono case povere e di gente molto povera, invece, a detta di un sacerdote del poste sono case di gente benestante.

la terza è la presenza della violenza che sembra essere uno degli elementi più problematici del Guatemala.

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